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Fmi: aiuti diretti alle banche dall’Efsf

È un grido d’allarme con pochi precedenti quello lanciato ieri dal Fondo monetario internazionale. L’organizzazione internazionale ha approfittato di una riunione dell’Eurogruppo per presentare un rapporto sulla zona euro in cui ha praticamente dettato un’agenda ai capi di stato e di governo dell’unione monetaria. Alla vigilia di un vertice a quattro tra Italia, Germania, Francia e Spagna oggi a Roma, il direttore generale del Fondo Christine Lagarde ha fatto pressione sull’Europa, definendo «critica» la situazione.
In una conferenza stampa a tarda ora qui in Lussemburgo, la signora Lagarde ha riassunto brevemente un rapporto tutto dedicato alla zona euro che l’Fmi pubblica a cadenza regolare. Nella sua relazione, il Fondo ha individuato tre obiettivi di lungo periodo che devono però, secondo il direttore generale, essere «presentati subito», vale a dire in occasione del prossimo consiglio europeo di fine mese: «una unione bancaria», «una unione di bilancio» e «cruciali riforme strutturali da adottare nei mercati dei servizi, del lavoro e dei prodotti».
«Nonostante azioni straordinarie – ha spiegato la signora Lagarde – i mercati bancari e del debito sovrano in molti Paesi della zona euro sono gravemente sotto stress, provocando interrogativi sulla sostenibilità della stessa unione monetaria». L’ex ministro delle Finanze francese ha poi aggiunto: «Una spinta determinata e incisiva verso una unione monetaria più completa, attraverso in particolare un’unione bancaria e una maggiore integrazione di bilancio, è necessaria per arrestare il declino della fiducia nella regione». Mai prima di ieri l’Fmi aveva usato un tono così allarmato sulla crisi debitoria europea.
Il Fondo ha chiesto all’Europa di agire su due fronti. Oltre ai tre obiettivi di lunga lena, che devono però essere illustrati fin da ora, l’organizzazione internazionale è convinta che i governi della zona euro debbano anche agire a breve termine. Da un lato esorta la Banca centrale europea ad adottare una politica monetaria che sia «creativa e inventiva» per garantire una buona trasmissione della politica monetaria. La signora Lagarde ha anche parlato della possibilità per la Bce di riprendere gli acquisti di titoli obbligazionari, interrotti 14 settimane fa.
L’Fmi sostiene poi che la zona euro deve assolutamente continuare sulla strada del risanamento dei conti pubbici, adottando però «obiettivi di deficit strutturale, e non nominale». Infine, sempre nel breve termine, l’unione monetaria deve ricapitalizzare gli istituti di credito più fragili, anche attraverso iniezioni dirette di denaro fresco proveniente dai fondi di stabilità Efsf ed Esm. Attualmente questa possibilità, molto controversa in alcuni Paesi, non è contemplata dai trattati che hanno istituito i due strumenti finanziari.
In compenso, l’Fmi ha escluso ieri una «rinegoziazione» del protocollo d’intesa con la Grecia. La questione è però all’ordine del giorno e ieri in Lussemburgo sono apparse divisioni tra i Paesi, o forse solo differenze di tono. Da Atene giungono voci che il Paese vorrebbe spostare dal 2014 al 2016 l’obiettivo di riportare in attivo il bilancio primario. Intanto, il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker ha confermato che la Grecia riceverà entro fine mese un miliardo di euro, non distribuito quando vi è stato il benestare politico alla più recente tranche di aiuti e ha detto che l’Eurogruppo si aspetta che il nuovo Governo greco inviti ad Atene lunedì la troika Ue-Bce-Fmi per aggiornare il memorandum d’intesa.
L’allarme dell’Fmi è giunto a ridosso di un incontro a Roma tra il premier Mario Monti, il cancelliere Angela Merkel, il presidente François Hollande e il premier Mariano Rajoy. Le proposte del Fondo convinceranno i Paesi a optare per una maggiore integrazione, o provocheranno soprattuto nuovo nervosismo sui mercati? Certo, rafforzeranno la posizione dell’Italia che ha presentato ai suoi partner nuove opzioni, pur di mantenere sotto controllo gli spread. Ieri ancora il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble è stato freddo all’idea di superare i limiti posti dai Trattati.

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