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Fmi a gamba tesa su Atene. Allarme Bce

Siamo al momento della verità per la Grecia e in parte anche per il futuro dell’euro, qui nella bella capitale sassone che ospita il G7 dei ministri delle Finanze. Il quasi-ultimatum stavolta non è venuto dal tedesco Wolfgang Schaeuble, bensì a sorpresa (e a distanza) da Christine Lagarde, presidente del Fondo monetario internazionale. Un Grexit, insomma un’uscita di Atene dalla moneta unica, ha detto Madame Lagarde, «è una possibilità. Non sarebbe una cosa da poco, ma probabilmente non sarebbe la fine dell’euro». Posizione durissima, che ha subito scosso i mercati anche se in serata il Fondo ha specificato che la frase del direttore generale sull’uscita dall’euro è stata «riportata in maniera inaccurata». Rimane la contrarietà di fatto a un compromesso imminente per Atene. Un posizione opposta a quella della Banca centrale europea guidata da Mario Draghi: «In assenza di un accordo rapido », ammonisce la Bce nel suo financial stability review, «si potrebbero materializzare i rischi di un aggiustamento al rialzo dei premi sui rischi del paesi dell’eurozona più vulnerabili». Cioè per l’Italia con lo spread Bund-Btp che potrebbe tornare a volare.
Ore difficili, quelle del negoziato a Dresda (e in contatto livestream con il Fmi) nel G7 che si concluderà oggi. Si confrontano due linee tra cui un compromesso è più che mai difficile. Quella di Draghi, il quale per la terza volta in pochi giorni avverte che la situazione è grave, che «la lunghezza e l’incertezza delle trattative portano estrema volatilità nella Borsa greca» e «nell’incertezza politica le attese sui rischi di insolvenza sono cresciuti bruscamente in Grecia. E dall’altro, la linea dura di Lagarde che sembra quasi essersi data il ruolo della voce dei falchi finora assunto dal ministro delle Finanze federale Wolfgang Schaeuble anche contro gli istinti di compromesso della Cancelliera.
«Un accordo in tempi brevi è molto improbabile, perché dopo segnali incoraggianti, negli ultimi tempi la Grecia ci ha molto disillusi », ha detto Christine Lagarde. Contestando anche il ministro francese Moscovici secondo cui «Siamo a tre quarti del cammino per un accordo». Secondo il Fmi non è vero. Poi certo Madame Lagarde si è premurata di aggiungere che «tocca ai paesi dell’eurozona dare una boccata d’ossigeno ad Atene», ma «il salvataggio non è compito del Fondo monetario».
L’italiano Padoan, il francese Moscovici, altri “non falchi” al G7 finanziario, si battono contro un fronte ampio sempre più pronto a ritenere il Grexit possibile. Atene, affermando che «senza intese da domenica tutto andrà per il peggio», certo non li aiuta. Mentre la Bundesbank è arrivata a dire in tono di sfida che «il negoziato col paese ellenico non è nell’agenda del G7», al massimo «può essere che se ne discuta nella sessione dedicata all’economia globale». Linea opposta dunque a quella di Draghi, secondo cui il rischio spread torna minaccioso in scena, e d’altra parte «proprio l’attuale ripresa debole è il momento giusto perché i politici si decidano a riforme strutturali». «Ma finora — ha replicato Schaeuble — i negoziati con Atene davvero non sono andati molto avanti», nonostante un nuovo confronto ieri in teleconferenza tra Tsipras, Merkel e Hollande
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