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Flussi d’investimenti per l’acqua

Secondo le intenzioni dei gestori nel settore idrico è in arrivo un nuovo flusso d’investimenti. Nel periodo 2014-2017 in Italia l’investimento pro capite su base annua dovrebbe passare a 35,5 euro rispetto ai 25 del passato. Le nuove risorse saranno il frutto di una manovra tariffaria che porterà in media a un ritocco all’insù delle tariffe dell’8,6% quest’anno e del 6,6% il prossimo. È quanto rivela il report «Investimenti 2014-2017: in Europa si investe tre volte tanto» realizzato dal Laboratorio servizi pubblici locali di Ref Ricerche analizzando i Piani economici finanziari e il moltiplicatore tariffario di 35 gestori che servono quasi 2mila comuni con circa 20 milioni di abitanti. Enti che, al netto dei contributi a fondo perduto già stanziati, hanno in programma investimenti per quasi due miliardi.
«Il passaggio delle competenze in materia idrica all’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico è stato sicuramente un punto di svolta fondamentale per il settore – osserva Samir Traini, economista senior di Ref Ricerche -. Le nuove regole dell’Autorità hanno l’obiettivo di rimettere in moto gli investimenti, sacrificati in passato per contenere le tariffe».
Gli investimenti serviranno a colmare il deficit cronico nella depurazione delle acque: la capacità degli impianti, evidenzia il report, copre l’85% della popolazione, ma il carico trattato(le acque che non vengono depurate perché la zona non ha fognature o sono riversate nell’ambiente) è al di sotto dell’80 per cento. Migliore è la situazione degli acquedotti, per i quali il deficit è del 4,4%, mentre le fognature sono al di sotto del 7 per cento. È lo scotto di avere tariffe tra le più basse d’Europa.
Un nodo su cui intervengono i gestori, pronti a ritoccarle. Per il 2014 l’incremento massimo è del 6,5% e dove servono maggiori investimenti si può arrivare al 9 per cento. Oltre, è necessaria la validazione da parte dell’Autorità. Nella maggioranza dei casi gli enti resteranno al di sotto del tetto massimo, ma nel Centro-Sud più della metà degli enti ha chiesto un rincaro del 9 per cento. Al Sud si arriverà in media a un aumento delle tariffe del +14,8%, che sarà seguito da un +8,6% per l’anno prossimo. «Sono aumenti prevalentemente legati al recupero dei costi operativi, mentre la quota che copre il capitale è minoritaria a causa di un lungo periodo di bassi investimenti – commenta Traini -. In seconda battuta, con l’adozione di un un modello che incentivi l’efficienza dei costi operativi, la crescita delle tariffe dovrebbe riflettere solo i costi dei nuovi investimenti».
Diversa la situazione all’estero, dove i costi e gli investimenti per il servizio idrico (si veda sotto il “Noi e gli altri”) sono più elevati.
«Non è stato raggiunto l’obiettivo di servire con depuratori tutti gli agglomerati urbani con almeno 2mila abitanti e per questo sono state attivate le procedure di infrazione della Ue – ricorda Roberto Canziani, professore di ingegneria sanitaria-ambientale del Politecnico di Milano -. Mancano gli impianti, si devono potenziare quelli sottodimensionati e gestirli in modo appropriato perché i rendimenti di progetto non restino solo sulla carta».
Uno scenario complesso e in evoluzione come evidenziano i commenti degli imprenditori contattati dal Sole 24 Ore. «Assistiamo al risveglio del mercato e quest’anno le gare sono triplicate rispetto al 2013 – spiega Pierluigi Piacentini, responsabile marketing di Evoqua water technologies Italia, centro di eccellenza europeo della multinazionale Usa -. Le prospettive paiono ottime, ma si sanno le condizioni di cassa delle municipalizzate. Inoltre dopo l’esito della gara ci sono sempre dei ricorsi che frenano il via dei lavori».
«Si tengono molte gare di manutenzione straordinaria – aggiunge Alessandro Colombo, ad della Severn Trent Italia -. Si dovrebbe seguire un modello di partenariato pubblico-privato per la realizzazione e ottimizzazione dei queste infrastrutture». Un giudizio condiviso da Paolo Giandomenico, consigliere delegato della Vomm Impianti e processi, leader nel trattamento dei fanghi di depurazione. «Per i prossimi mesi prevediamo diversi interventi di ammodernamento, oltre alle forniture legate a cinque appalti della Regione Campania». Cambiano anche le regole delle gare, non solo “al massimo ribasso”, ma «spesso “a punteggio”, il che lascia maggior spazio alla valutazione delle parti tecniche dell’impianto», conclude Giovanni Benedetti, amministratore unico della Idrodepurazione, gruppo che progetta e realizza impianti di depurazione.

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