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Nuovo flop sulla Brexit: si tratta ancora

Non è stato «un disastro» e nemmeno «un’umiliazione» come a Salisburgo qualche settimana fa, ma certo il vertice Brexit di ieri a Bruxelles è stato un altro flop, seppur annunciato. La premier britannica May si è presentata con un pugno di mosche davanti ai leader dell’Unione Europea, o «con nulla di nuovo», come ha detto il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani. Era scontato, viste le fratture interne al governo May e alla sua coalizione, ma almeno la comparsata della premier ha riportato un po’ di vigore a un dibattito da mesi pericolosamente incagliato.
May ha detto che «un accordo è a portata di mano» e che la quadra sarà trovata «a giorni o tra qualche settimana». Michel Barnier, il capo negoziatore Ue, ha puntualizzato che manca invece «molto tempo». Alla fine, l’Europa ha concesso altro tempo a May per arrivare con un piano credibile sulla Brexit.
Il problema è che la questione irlandese, cioè che cosa fare del confine tra Nord e Sud una volta sancito il divorzio finale tra Regno Unito ed Ue, è ancora tutta da risolvere. Ieri Barnier ha offerto di prolungare di un altro anno il periodo di transizione prima dell’addio definitivo (a oggi fissato al 31 dicembre 2020), ma la reazione di May è stata fredda: sa che i pasdaran della Brexit dura nel suo partito non l’accetteranno mai.
Tuttavia, la strada sembra essere questa: trovare al più presto un accordo di massima e poi prendersi il massimo tempo possibile (due anni o più) per risolvere il caso irlandese e gli altri rimasti.
Dopo l’ennesimo stop di ieri, si proverà a trovare un’intesa entro novembre o dicembre, per poi avere il tempo di farla votare nei parlamenti britannico ed europeo entro il 29 marzo 2019, quando altrimenti il Regno Unito uscirà brutalmente dall’Ue con conseguenze ignote per tutti. Ieri il ministro per la Brexit Dominic Raab ha sottolineato che alla Camera dei Comuni di Londra si voterà il testo secco, senza emendamenti. Il piano di May è arrivare all’ultimo con un testo bollinato dall’Ue e sperare che venga approvato in Parlamento grazie a decine di “responsabili”, soprattutto laburisti. Un azzardo, ma a questo punto non c’è altra soluzione.

Antonello Guerrera

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