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Flop per l’asta tedesca, a segno i BoT

Tassi in lieve calo rispetto all’asta precedente ma in rialzo rispetto al mercato secondario degli ultimi giorni. Domanda buona ma più bassa di quella registrata a fine agosto. È questa, in sintesi, la fotografia dell’asta di BoT semestrali di ieri. Il Tesoro ha collocato 9 miliardi di euro a fronte di 8,5 miliardi in scadenza. Il rendimento offerto è sceso all’1,503%, ai minimi da marzo scorso, in calo di 0,82 punti rispetto al collocamento precedente. Buona la domanda, che però si è fermata a quota 12,5 miliardi: il rapporto tra domanda e offerta è così calato all’1,39 dall’1,69 di agosto.
Insomma, un risultato in chiaroscuro per il Tesoro italiano. Che ha pagato il ritorno di nervosismo sulla Spagna e il no proveniente da Germania, Olanda e Finlandia alla ricapitalizzazione diretta delle banche da parte dell’Esm. «Queste notizie hanno in parte ridotto l’effetto positivo sui periferici innescato dall’annuncio del programma di acquisto bond da parte della Bce», spiega Alessandro Giansanti, analista obbligazionario di Ing. I riflessi si sono avuti in particolare sui tassi. L’attesa era per una caduta almeno al livello del giorno precedente, quando il rendimento del BoT a sei mesi oscillava su livelli prossimi all’1,3%. E invece il riaccendersi delle tensioni sulla Spagna, sfavorevole a tutto il gruppo dei paesi periferici, ha innescato vendite su tutta la curva italiana dei rendimenti. E sotto pressione, fin dalla mattinata, è finita in particolare la parte breve, che si era maggiormente apprezzata nel corso delle scorse settimane.
Sia chiaro: il risultato dell’asta non è per nulla disprezzabile. La domanda è stata «buona», spiega Luca Cazzulani, analista obbligazionario di UniCredit, anche in «considerazione dell’asta spagnola di martedì che non è andata benissimo». E, in riferimento al tasso, va detto che rispetto al «rendimento di marzo – aggiunge l’analista – siamo ancora una quarantina di punti base sopra, credo che questo possa essere il margine per un ulteriore ribasso del rendimento nei prossimi mesi».
Il test più importante della settimana è però quello odierno. In agenda c’è il collocamento di BTp a 5 a 10 anni e CcT fino a un massimo di 7 miliardi di euro. Non si può escludere che la pressione di questi giorni, e il ritorno di avversione al rischio, pesi sull’esito finale con un rialzo dei tassi rispetto al grey market. Ieri il tasso dei BTp a 5 anni (scadenza agosto 2017) oscillava in area 4,05%, il decennale (novembre 2022) al 5,27 per cento.
A bilanciare i nuovi focolai di preoccupazione sui periferici è tuttavia l’analisi dell’asta tedesca di ieri. Berlino ha visto andare tecnicamente scoperta l’asta di titoli governativi decennali. A fronte di 5 miliardi di buoni in vendita, sono arrivate richieste per 3,93 miliardi di euro. Neppure il rialzo dei tassi (all’1,52% dall’1,42% dell’asta precedente) è bastato a convincere i gestori della bontà dell’investimento sulla carta tedesca, che evidentemente inizia ad essere percepita come un parcheggio un po’ troppo costoso, alla luce della rete di salvataggio approntata dalla Bce. La stessa agenzia federale per il debito l’ha messo in conto. Per il responsabile tedesco della gestione del debito, Carl Heinz Daube, ci sono «segnali di ritorno a una fase di risalita dei tassi sul lungo periodo dopo una prolungata fase di minimi storici».

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