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Flop della mediazione sui tributi locali

Poche le istanze presentate e nel 69% dei casi il Comune respinge la proposta
La mediazione tributaria nei Comuni resta confinata a numeri da prefisso telefonico. Pochi contribuenti scelgono di inserire una “proposta di accordo” nei reclami riguardanti l’Imu, la Tari e le altre imposte locali. E quelli che lo fanno si vedono respingere l’istanza nel 69% dei casi.
Il monitoraggio del Sole 24 Ore su oltre 30 Comuni capoluogo evidenzia lo scarso impatto di questa procedura, che dal 1° gennaio di quest’anno prevede anche per i tributi locali l’obbligo del reclamo, con la possibilità di accompagnarlo con una proposta di mediazione. Per avere un termine di paragone, nelle mediazioni davanti alle Entrate la percentuale di mancato accordo si ferma al 45,2% (si veda l’articolo a fianco).
Prima ancora dello scarso successo delle mediazioni, però, ciò che colpisce è il numero limitato di istanze. Ad esempio, a Cagliari le proposte «di rideterminazione della pretesa» – come le chiama l’articolo 17-bis del Dlgs 546/1992 – sono state 11 su 143 ricorsi proposti nei primi nove mesi di quest’anno. A Reggio Emilia, invece, neppure una su 11 ricorsi. E anche a Vercelli, Rovigo e Savona si resta a zero.
Un istituto poco usato
Come si spiegano questi numeri? Da un lato, i contribuenti sembrano credere ancora poco alla possibilità di evitare il processo trovando un’intesa con il Comune. Dall’altro, sembra essere la stessa natura dei tributi locali a non offrire grandi margini per trovarsi a metà strada.
Sulla scarsa fiducia dei contribuenti possono influire anche considerazioni organizzative. Meno del 6% dei Comuni interpellati ha delegato le mediazioni all’ufficio legale. Negli altri casi, la pratica finisce all’interno della direzione entrate, la stessa da cui è partito l’accertamento.
Accanto a esempi come quello di Rimini – dove c’è un ufficio mediazione con funzionari «diversi dagli istruttori dell’ufficio accertamenti» – nel 45,7% dei Comuni non c’è una struttura dedicata. Il che non viola la legge, ma almeno a prima vista non garantisce la totale indipendenza dell’arbitro.
A offrire un’altra chiave di lettura sono i funzionari degli uffici di Milano – che pure non hanno fornito dati puntuali – secondo cui i contribuenti preferiscono altri «strumenti deflattivi del contenzioso utilizzabili in modo più efficace, come ravvedimento operoso, autotutela, definizione agevolata». In particolare, è più frequente che i contribuenti presentino istanza di riesame dell’atto o di revisione in autotutela «sulla base di nuovi elementi oggettivi forniti e non conoscibili dall’ente, come ad esempio planimetrie in scala corretta, indicazione del soggetto dichiarante extra nucleo famigliare e così via».
Anche a Cagliari, a fronte di una sola mediazione in nove mesi, ci sono stati 27 avvisi annullati in autotutela (totale o parziale).
I limiti dell’autotutela
Non è sempre vero, comunque, che l’istanza di autotutela sostituisce la proposta di mediazione, anche perché non sospende i termini per il ricorso. Lo si vede bene a Napoli, dove – in controtendenza con le altre città – le istanze di mediazione tributaria nei primi nove mesi del 2016 sono state 2.576, di cui ben 2.300 in materia di tassa rifiuti.
La ragione è che a fine 2015, nell’ambito della lotta all’evasione nel campo della tassa rifiuti, sono partiti più di 30mila accertamenti per mancato pagamento della Tarsu 2010-12. A questi si devono aggiungere i circa 100mila avvisi di pagamento in materia di Tares partiti da giugno 2016, che hanno riguardato chi non aveva adempiuto all’invito bonario al versamento. E l’operazione Tarsu prevede un’altra infornata di avvisi (20-25mila) che stanno partendo proprio in questi giorni.
«I contribuenti tendono a non utilizzare l’istituto dell’autotutela – spiegano in Comune – perché le risposte degli uffici non arrivano entro i 60 giorni in cui si può far ricorso. Preferiscono, quindi, presentare un reclamo con proposta di mediazione: in questo modo ci sono 90 giorni di tempo per il contraddittorio».
Su 2.576 proposte, gli accordi raggiunti fino ad oggi sono stati 363 (di cui 159 con intesa parziale e 204 con accoglimento totale dell’istanza). Un tasso del 14%, comunque dimezzato rispetto alla media rilevata negli altri Comuni.
Su cosa si discute
La casistica più frequente portata in mediazione è la valutazione delle aree edificabili ai fini Imu (citata dal 15,3% dei Comuni). Tipico caso in cui secondo i funzionari milanesi c’è «materia concordabile», a maggior ragione dopo che la crisi ha piegato i prezzi di mercato. Al secondo e al terzo posto, però, ci sono due questioni generali come la prescrizione e/o decadenza e i vizi di notifica. Tra i casi più frequenti anche la nozione di abitazione principale (8,4%) e la determinazione della superficie tassabile o esente ai fini Tari (6,7%), soprattutto nel caso dei rifiuti speciali.
Le mediazioni proposte si chiudono nel 12,3% con un’intesa parziale e nel 18% con la vittoria completa del contribuente. Tra i motivi che giustificano questi esiti, Venezia e Udine citano anche il riconoscimento della buona fede del contribuente, mentre da Ferrara spiegano che l’accoglimento delle istanze «è valutato anche in relazione alle novità legislative in vigore dal 2016 che, in caso di soccombenza, comportano un notevole aggravio delle spese di lite».

Cristiano Dell’Oste
Bianca Lucia Mazzei

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