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Flick: regole giuste e dialogo «Solo così Bpm può crescere»

Si definisce «l’uomo delle regole». E alla Bpm ce n’è certamente bisogno. Ma anche del dialogo perché «le regole si adeguano con il dialogo e il rispetto reciproco». Non è teoria ma esperienza. E Giovanni Maria Flick, ministro della Giustizia con Romano Prodi, ex presidente della Corte di cassazione, membro della Commissione internazionale per i diritti umani, presidente della Fondazione Centro San Raffaele e molto altro ancora, di esperienza ne ha accumulata davvero molta. Ora alla soglia dei 73 anni il giurista piemontese ha deciso di rimettersi in gioco accettando una sfida, più che un incarico: è candidato al consiglio di sorveglianza della Bpm. Di cui potrebbe essere il prossimo presidente.

Con quel cursus honorum, chi glielo fa fare di andarsi a infilare in quel ginepraio di Bpm?

«Mi è stato chiesto è mi è piaciuta l’idea di accettare una sfida. L’ho fatto da persona indipendente nei propri giudizi e nei propri convincimenti, ma anche e soprattutto da uomo delle regole ed è in questo modo che vorrei affrontare l’incarico. Il tema delle regole è fondamentale e per Bpm serve un adeguamento. A me interessa il percorso attraverso cui si può arrivare a un ripensamento del voto capitario, che deve avvenire attraverso il coinvolgimento di tutti gli stakeholders, e quindi soci, clienti, dipendenti, ex dipendenti, Banca d’Italia, Consob, Borsa, ministero del Tesoro. Ognuno per la propria competenza e nel rispetto delle competenze reciproche. In Bpm serve un dialogo aperto».

E lei è l’uomo del dialogo.

«La mia esperienza istituzionale in materia di applicazione delle regole può essere utile a questo percorso».

In Bpm però il dialogo funziona poco.

«Per dialogare è necessario partire da ciò che unisce non da ciò che divide. In Bpm il rapporto tra consiglio di sorveglianza e consiglio di gestione andrebbe ripensato».

Pensa a una diversa distribuzione delle deleghe?

«Per riequilibrare i due organismi è necessario intanto rafforzare il consiglio di sorveglianza e dargli un ruolo diverso. Deve iniziare a volare alto e poter dire la sua sulle regole. Sarebbe opportuno creare una struttura tecnica di supporto, che faccia il lavoro preparatorio e consenta al consiglio di avere piena consapevolezza di ciò che va a valutare».

Lo dice pensando a come impostare la trasformazione in Spa?

«Io sono candidato al consiglio e se sarò votato darò il mio contributo. In Bpm le regole non vanno cambiate ma riviste e adeguate. Nelle considerazioni finali il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha fatto un esplicito richiamo alle popolari notando che l’attuale disciplina può risultare inadeguata per quelle di grandi dimensioni quotate in Borsa, e può portare problemi di efficienza e patrimoniali. Un punto di vista che condivido».

Un punto di vista in cui tutti ci hanno letto un riferimento a Bpm.

«Nel 2012 l’Antitrust aveva sollevato un problema analogo notando una distorsione nelle popolari che hanno dimensione nazionale. Sono a tutti gli effetti delle holding a cui fanno capo gruppi bancari in cui non solo la funzione mutualistica della cooperativa è venuta meno per privilegiare il profitto, ma un ristretto numero di soci controlla la banca non rappresentando però gli interessi di tutti».

Quindi si tratterebbe di trovare la formula per regolarizzare qualcosa che già esiste?

«Visco ha avvertito sulla necessità di rendere più evidente l’assimilazione delle popolari alle società per azioni. E questo deve passare per un ripensamento del voto capitario. Ripensamento che va fatto tutelando le caratteristiche delle popolari e quindi pluralismo, collegamento con il territorio, con le piccole e medie imprese e con le famiglie. È fondamentale che questo rimanga».

Quanto tempo servirà per capire se Bpm può diventare Spa?

«Ad aprile 2014 scadrà il consiglio e credo che quello sarà il momento in cui l’assemblea dovrà esprimersi. Nell’arco di questo periodo sarà necessario avviare una riflessone tecnico giuridica che consenta al consiglio di sorveglianza di formarsi un convincimento sul percorso da adottare. Dialogando con il consiglio di gestione. Si tratta di un percorso complesso e ambizioso, però io credo che l’obiettivo di questo processo, quello di garantire l’indipendenza della banca, sia raggiungibile se tutte le anime di Bpm collaboreranno a un’evoluzione dell’istituto capace di preservare l’anima “popolare” della banca».

Lei vorrebbe farlo da presidente di Bpm?

«Sarà l’assemblea a nominare il presidente. Personalmente ritengo che la mia esperienza possa essere utile se sarò nelle condizioni di avere un ruolo incisivo».

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