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Flick “Difficile riformare la giustizia senza toccare la Costituzione”

Giovanni Maria Flick, da ex Guardasigilli, ex presidente della Consulta, avvocato famoso, nonché professore di diritto penale, lei è un padre nobile che può dare giusti consigli. Quale sarebbe il primo da offrire alla ministra Cartabia e a questa maggioranza?«Innanzitutto i titoli nobiliari sono stati aboliti dalla Costituzione. Non ho alcuna legittimazione a dare consigli perché ciascuno sa e può sbagliare da solo, com’è capitato a me in tutte queste esperienze. Posso solo esprimere qualche riflessione a titolo personale, rispettoso della fatica e dell’impegno altrui».È possibile riformare la giustizia senza toccare la Costituzione?«Non credo. Non vorrei con questo dare ragione alle valutazioni politiche di due autorevoli esponenti, uno della maggioranza e uno dell’opposizione…».Si riferisce a Salvini e Meloni?«Non faccio nomi, ma temo abbiano ragione. Se è difficile raggiungere un accordo su particolari tecnici tutto sommato meno rilevanti, immagino quanto lo sarebbe raggiungere oggi la coesione per una modifica costituzionale di grande rilievo, come mi sembra emerga anche dalla riflessione della commissione Luciani che si occupa del Csm».Allora fa bene Salvini a proporre il referendum?«Sì e no. Prescindo dal significato politico attribuito o presente in questa mossa. Certo è strano che il referendum con cui il popolo chiede al Parlamento di cambiare una legge venga utilizzato da un esponente del Parlamento stesso per chiedere al popolo di farlo. È un’ennesima riprova della delegittimazione del Parlamento. Inoltre i temi sottoposti a referendum sarebbero di un tecnicismo tale da poter essere difficilmente compresi dagli elettori».Questa maggioranza non omogenea ce la farà a portare a casa qualcosa di utile sulla giustizia?«Mi auguro soprattutto che la magistratura accetti – a differenza del passato – che si intervenga su di essa, senza opposizioni aprioristiche; che la politica non utilizzi argomenti e profili essenzialmente tecnici per una battaglia molto più semplicemente politica tra maggioranza e opposizione, o addirittura all’interno della stessa maggioranza».Per Cartabia vede una mediazione è possibile?«Ammiro la sua perseveranza e impegno politico nell’affrontare problemi tecnici che hanno una matrice comune ed essenzialmente politica, al di là delle loro specificità.Mi domando se questa totale trasparenza nel metodo e nella ricerca del consenso di tutti non rischi di tradursi in un fattore che può acuire le rispettive contrarietà e contraddizioni».Palamara e la grave questione morale del correntismo esasperato. Come se ne può uscire?«Non mi piace parlare di questione morale di fronte a vicende come queste. Se sussistono, si tratta di illeciti disciplinari gravi o di illeciti penali; entrambi non possono essere rimossi con una sorta di auto rigenerazione all’interno della categoria dei magistrati, come ci si illudeva agli inizi. Né possono essere liquidati come mele marce da isolare».E allora qual è la riforma giusta?«Servirebbe un’Alta Corte, prevista dalla Costituzione, invece della cosiddetta giurisdizione domestica che lascia dubbi e perplessità nell’opinione pubblica».Ma una modifica costituzionale ora è impossibile.«Me ne rendo conto. Posso solosperare, da cittadino, che il prossimo Consiglio lavori con molta incisività».Come eleggerebbe il futuro Csm? Luciani propone il “voto singolo trasferibile”.«Valuto un sistema elettorale se e quando lo vedo alla prova perché la nostra capacità di trovare scappatoie ed escamotage è superiore a qualsiasi barriera. Mi pare che anche l’attuale sistema fosse stato pensato per evitare quello che poi puntualmente si è verificato».Sui tempi dei processi e prescrizione qual è la sua proposta?«Non vorrei aggiungerne una terza rispetto alle due che Lattanzi ha già fatto. Mi interessa il riconoscimento del principio della ragionevole durata del processo che è un obbligo per lo Stato e non un dovere di collaborazione per l’imputato, l’avvocato e le parti del processo».Dopo Lattanzi s’intravvede un pm che sarà meno libero di oggi e più controllato dal gip.«Non si tratta né di libertà, né di controllo, ma di osservanza della legge da parte del pm come del giudice. Se la legge prevede termini per le indagini preliminari e verifica del rispetto delle leggi da parte del pm ad opera del gip mi pare una cosa ovvia e non dovrebbe scandalizzare nessuno. Ciò vale anche per il principio che si va a processo solo se vi sono elementi per una prevedibile condanna se confermati in dibattimento. È più comodo e meno faticoso scrivere un decreto di rinvio a giudizio che non un provvedimento motivato di archiviazione».Dopo il caso Uggetti il tema della presunzione di non colpevolezza e della reazione politica agli arresti è sul tavolo. Bisogna cambiare le norme oppure cambiare la testa dei politici?«Bisogna, nell’ordine, cambiare la testa di alcuni magistrati, di alcuni giornalisti e di alcuni politici: no alle conferenze stampa; no ai processi mediatici; custodia cautelare solo nei limiti rigorosi già previsti dalla legge, durata ragionevole del processo».Magistrati in politica, possono tornare a fare il loro lavoro?«Se la porta girevole non è chiusa, come pare che ci si avvii a fare, finirà per sbattere in continuazione».

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