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Flessibilità, 4 miliardi a infrastrutture

Prende corpo il piano italiano per la clausola di flessibilità di bilancio in favore degli investimenti. Il governo ha inviato a Bruxelles nei giorni scorsi un documento che conferma la richiesta di flessibilità pari allo 0,3% del Pil (5.150 milioni di spesa nazionale cui vanno aggiunti circa 6 miliardi di euro di fondi Ue) per cui una valutazione definitiva di Bruxelles arriverà a maggio. Il governo risponde alle due richieste che sono arrivate da Bruxelles (un piano dettagliato di interventi e la garanzia che i 5.150 milioni di flessibilità chiesta siano aggiuntivi rispetto al livello degli investimenti registrati nel 2015): dettaglia le opere del piano che dovrebbero restare «fuori deficit» e che per grandi linee era stato già inserito nel «Documento programmatico di bilancio 2016» dello scorso ottobre e indica settori e singoli interventi che dovrebbero usufruire della clausola di flessibilità. Ci finiscono dentro – con un allargamento del perimetro che Roma spera venga accolto favorevolmente da Bruxelles – non solo cofinanziamenti nazionali a interventi finanziati da fondi strutturali Ue e piano Juncker, ma anche progetti “europei” in senso lato come quelli dei Ten-T e del Connecting Europe Facility.
La parte del leone in un piano che spazia dall’energia all’agenda digitale, dalla ricerca all’innovazione, dalla protezione dell’ambiente agli interventi per l’occupazione, la faranno le infrastrutture di trasporto che totalizzano interventi per circa 3,7-3,8 miliardi. Si tratta, ovviamente, di candidature che devono essere “autorizzate” dalla commissione. Ma quello del ministro Graziano Delrio è stato un grande sforzo di programmazione che infatti ha portato a una crescita della quota per gli interventi del settore, che nel documento allegato al Def valeva 3,1 miliardi e ora arriva a sfiorare 4 miliardi.
Nel programma ci sono grandi collegamenti ferroviari con l’Europa, come il Brennero, che da solo dovrebbe garantire per il 2016 un “tiraggio” di almeno 224 milioni, o la Torino-Lione (93 milioni), ma anche opere “nazionali” ricomprese nei corridoi europei come il terzo valico Genova-Milano (per un tiraggio ipotizzabile di 292 milioni), la Treviglio-Brescia (236 milioni), la Napoli-Bari, la Palermo-Messina. Presenti anche numerosi interventi per i nodi urbani, come quello di Palermo (70 milioni). Ma ci sono anche opere che dovrebbero facilitare i collegamenti con l’Europa pur non rientrando nei corridoi Ue, come per esempio la ferrovia Chiasso-Milano. Non manca il Sud: Napoli-Bari (che dovrebbe cominciare a tirare almeno 10 milioni), nodo di Palermo (78 milioni, il raddoppio dlela Palermo-Messina (33 milioni) e il nuovo collegamento Palermo-Catania (14 milioni), il raddoppio della Bari-Taranto (30 milioni), la Metaponto-Sibari (47 milioni), il potenziamento tecnico del nodo di Napoli (33 milioni).
Nel programma c’è, ovviamente, anche il «piano Juncker». Per le infrastrutture di trasporto potrebbero entrare nel piano flessibilità 480 milioni che riguardano le autostrade: passante di Mestre (si tratta di un rifinanziamento per un’opera conclusa ma che non aveva mai avuto il closing finanziario), Pedemontana lombarda e Pedemontana veneta che “tirano” ma sono ormai a corto di risorse.
Il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, conferma l’invio del piano a Bruxelles e lo sforzo di riprogrammazione che c’è dietro, con una forte iniezione di innovazione tecnologica che renderà più efficienti le infratsrutture “pesanti”. «Con il piano per la flessibilità – dice Delrio – l’obiettivo è accelerare la spesa di cassa per gli investimenti nel 2016: per le infrastrutture di trasporto il piano vale effettivamente poco meno di 4 miliardi che mettono insieme risorse del Pon Mobilità e Reti vecchio e nuovo, con quelle dei progetti Ten-T, con il Connecting Europe Facility e con una parte del piano Juncker. Si tratterà per una gran parte – dice il ministro – di accelerazione di interventi esistenti, perché qui la prestazione sarà valutata da Bruxelles sulla spesa effettiva, ma il lavoro di programmazione che abbiamo fatto a monte è comunque fondamentale, perché abbiamo accelerato i piani settoriali, da quello degli aeroporti a quello dei porti e della logistica, dal contratto di programma ferroviario a quello delle strade, che è solo leggermente più in ritardo per le difficoltà dell’Anas». Il ministro delle Infrastrutture sottolinea che «nel piano recuperiamo anche 500 milioni della vecchia programmazione 2007-2014 che avremmmo rischiato di perdere, facendo così anche un ponte fra coda dei vecchi programmi e avvio dei nuovi».

Giorgio Santilli

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