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Fiume di liquidità da Eurotower

di Alessandro Merli

La Banca centrale europea annuncerà stamattina i risultati dell'operazione di rifinanziamento del sistema bancario a tre anni per importi illimitati, varata nel tentativo di impedire una stretta creditizia che potrebbe aggravare la recessione dell'area euro.
Molti analisti di mercato ritengono che le banche potrebbero richiedere un importo superiore ai 200 miliardi di euro, ma, trattandosi di un'operazione senza precedenti, le stime variano su un arco di cifre piuttosto ampio. Qualcuna parla di oltre 500 miliardi di euro. Le opinioni sono molto divise anche sull'uso che le banche faranno della nuova liquidità messa a disposizione dalla Bce all'1%, se le utilizzeranno per mantene il credito all'economia o per acquistare titoli di Stato dei Paesi della periferia d'Europa coinvolti nella crisi del debito sovrano. La maggior parte dei commentatori ritiene tuttavia che l'operazione non servirà per introdurre per vie traverse un finanziamento agli Stati in difficoltà che la Bce non può fare direttamente.
Le banche europee hanno, nei prossimi tre anni, la necessità di rifinanziare 1.700 miliardi di euro, secondo stime di Morgan Stanley (anche se solo una parte di questo verrà effettivamente rifinanziato), di cui 720 nel 2012, e sono attualmente alla prese con mercati chiusi alle loro necessità, avendo perso l'accesso ai fondi del mercato monetario e all'interbancario. Il soccorso della Bce punta ad evitare che le banche scelgano la strada del deleveraging, tagliando il credito all'economia reale, come ha detto il presidente dell'istituto di Francoforte, Mario Draghi, soprattutto considerato che si trovano di fronte alle richieste di ricapitalizzazione da parte della European banking autohority. L'importo dell'operazione dipenderà anche da quanta parte della domanda che oggi le banche soddisfano attraverso altri strumenti della Bce si riverserà sulla nuova operazione a tre anni.
L'allentamento dei criteri sul collaterale e il dimezzamento della riserva obbligatoria sono altri elementi che dovrebbero sostenere la domanda. Inoltre, lo stesso Draghi ci ha tenuto a sottolineare che lo strumento è stato creato per essere utilizzato e che le banche non dovrebbero quindi sentirsi bollate con un "marchio" negativo se vi partecipano. Ma l'interrogativo che sta più a cuore ai mercati è quanta parte della liquidità che il sistema si procurerà per i prossimi tre anni verrà investita in debito pubblico europeo, realizzando un carry trade che potrebbe essere molto vantaggioso. Questo potrebbe avere un effetto sugli spread dei Paesi maggiormente nel mirino negli ultimi mesi, come Spagna e Italia. E qualcuno si rifà al 2009, quando la liquidità a un anno fornita dalla Bce (442 miliardi di euro, la più grossa operazione condotta finora) fu massicciamente diretta verso acquisti di titoli di Stato. Allora, osserva però Ben May, di Capital Economics, la percezione della possibilità di un default di un debitore sovrano nell'Eurozona era piuttosto bassa e il carry trade considerato quindi un modo a basso rischio di fare profitti. Questa percezione è cambiata oggi. Inoltre, le banche sono state nettamente penalizzate dagli investitori quando hanno rivelato importanti portafogli di titoli di Stato e hanno provveduto ad alleggerirli.
Le condizioni del carry trade restano attraenti, secondo Riccardo Barbieri, economista di Mizuho Securities, ma con alcuni rischi, legati tra l'altro alla possibilità di declassamento del debito da parte delle agenzie di rating che ridurrebbe il profitto. I tesorieri di banche nazionali, sostiene in una nota, probabilmente sono disposti ad assumersi il rischio, osservando quanto è successo sulle scadenze più corte del debito spagnolo e anche italiano.
Intanto, ieri, la Bce ha annunciato che la scorsa settimana le dimensioni del suo bilancio si sono ampliate di nuovo, al livello record di 2.494 miliardi di euro,

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