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Fitoussi: sul cuneo fiscale serve un taglio stabile

«Un documento ambizioso e pieno di buona volontà. Che parte da un presupposto: bisogna concentrare tutte le risorse possibili sulla crescita e, in particolare, per il rilancio delle imprese e dell’occupazione». Jean-Paul Fitoussi, docente di Economia internazionale all’università Luiss-Guido Carli di Roma e professore all’istituto di studi politici di Parigi (Sciences Po) oltreché membro del board di Telecom Italia e del comitato di sorveglianza di Intesa San Paolo, condivide la «filosofia generale» del testo elaborato da Confindustria e sindacati in vista della prossima legge di stabilità. Ma a una condizione: che gli interventi proposti vengano adottati in via strutturale.
«La richiesta di ridurre il cuneo fiscale è sacrosanta. Bisogna però che la scelta che il governo, auspicabilmente, farà, sia nel segno della stabilità. Bisogna ridurre selettivamente la pressione fiscale sui principali fattori della produzione in maniera tale da garantire a un investitore che tra tre o cinque anni il quadro non cambierà, e che quindi potrà calcolare con certezza il ritorno dei suoi investimenti». Inoltre bisogna evitare interventi «che introducano nuove complicazioni nel sistema tributario oppure che aumentino, anche indirettamente, il carico sui redditi che è già troppo elevato».
Serve un fisco prevedibile, insomma. Ma anche efficiente e capace di garantire comunque, dopo le scelte che sono state fatte in materia di imposte sulla casa, i saldi di finanza pubblica raggiunti con tanti sacrifici: «Sul sistema dei sussidi alle attività produttive, per esempio, bisogna saper fare delle scelte – spiega l’economista –. E io credo che la strada giusta sia quella di coraggiosi crediti d’imposta per sostenere gli investimenti in ricerca e sviluppo e nelle nuove tecnologie. Ma anche in questo caso devono essere stabili, certi».
Altro capitolo giudicato «molto interessante» da Fitoussi è quello sulla green economy: «L’obiettivo di ridurre il costo dell’energia è giusto – dice – ma bisogna anche guardare al lungo periodo, a un sistema di incentivi mirato alla riduzione del consumo complessivo di petrolio in favore di altre fonti energetiche».
Jean-Paul Fitoussi ha appena dato alle stampe con Einaudi un nuovo libro (Il teorema del lampione, o come mettere fine alla sofferenza sociale) in cui approfondisce le sue analisi critiche delle politiche di austerity europee degli ultimi anni. «Nel documento di Confindustria e dei sindacati – osserva – si chiede una revisione selettiva della spesa pubblica a tutti i livelli di governo. È una cosa giusta anche perché, se si riqualifica la spesa in favore di nuovi investimenti come per esempio le reti digitali o l’università, gli effetti espansivi sono certi». Mentre è più complicata l’ipotesi di ulteriori strette sul pubblico impiego: «In una fase di crisi così acuta del mercato del lavoro è difficile – spiega – e abbiamo già visto anche in altri paesi che gli effetti sono discutibili». Bisogna, invece, procedere con una «revisione dei diversi livelli di governo, a partire dal superamento delle Province per arrivare a una revisione dei rapporti tra Stato e Regioni». Fitoussi parla più in generale di «un più trasparente assetto istituzionale» capace di garantire «processi decisionali certi sulle principali politiche pubbliche nazionali».

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