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Fitch taglia ancora il rating Fiat

Fitch taglia il rating di Fiat. L’agenzia ha abbassato il giudizio sul merito di credito del gruppo automobilistico a BB- da BB, mentre ha confermato il rating del debito a breve a B. L’outlook è negativo. Fitch ha motivato così l’intervento: il calo del giudizio «riflette principalmente la continua debolezza dei risultati della sola Fiat, esclusa Chrysler, in particolare in Europa». Inoltre, «il piano strategico recentemente presentato porta con sé degli importanti rischi esecutivi e farà vedere i propri frutti solo tra diversi anni, a patto che la clientela reagisca positivamente». Questo, senza contare che esiste «la possibilità di ulteriori uscite di cassa per finanziarie l’incremento della quota di Fiat in Chrysler».
Ragioni sufficienti, a detta di Fitch, per tagliare il rating e per mettere sotto osservazione con implicazioni negative il giudizio. D’altra parte, sottolinea Fitch, allo stato attuale è difficile stimare con esattezza quanto il gruppo dovrà investire «per finanziare la crescita dei ricavi e aumentare la quota in Chrysler». Allo stesso modo, non sono chiare le modalità con le quali queste uscite di cassa saranno sostenute e «il loro conseguente impatto sugli elementi fondamentali della struttura del credito» del Lingotto.
In quest’ottica, l’agenzia mette in fila una serie di aspetti chiave che nei prossimi mesi potrebbero incidere sul merito di credito del gruppo. Innanzitutto c’è la questione del nuovo piano strategico. Un piano che in linea generale potrebbe avere senso ma che, stando al parere di Fitch, ha dei rischi di esecuzione significativi e per giunta nasce all’interno di un contesto competitivo assai agguerrito dove anche altre case automobilistiche hanno deciso di imboccare la stessa strada, ossia quella di innalzare la qualità dei propri brand. Peraltro, Fiat aveva già sposato questa strategia in passato con «risultati modesti». In aggiunta il riposizionamento dei brand richiederà per i prossimi due anni «un’accelerazione delle spese di capitale e di ricerca e sviluppo». Di conseguenza, per Fitch, il Lingotto nei prossimi 2-3 anni brucerà cassa, la redditività resterà debole, i flussi di cassa saranno negativi in Europa e mitigati solo parzialmente dalla migliore performance in Brasile e dai risultati delle altre divisioni, inclusi i marchi del lusso e performanti.
Sul fronte dell’operazione Chrysler, l’agenzia è convinta che Fiat aumenterà la propria quota nel gruppo di Detroit entro quest’anno (dall’attuale 58,5%) per controllarne poi definitivamente la maggioranza a partire dal 2014. Tuttavia, sono un’incognita la tempistica e il costo dei futuri aumenti di quota, come pure la natura dei mezzi finanziari che verranno impiegati per l’ascesa. Di certo, spiega Fitch, Torino «segue una strategia finanziaria conservative e dispone di un’ampia liquidità che permette di coprire le scadenze del debito nel 2013 e il free cash flow negativo previsto per quest’anno. Tuttavia, futuri aumenti della partecipazione in Chrysler finanziati col cash esistente potrebbero indebolire la liquidità del gruppo».
Un’azione positiva sul rating, secondo Fitch, potrebbe essere possibile in presenza di un free cash flow positivo sostenuto, un aumento dei margini sul mercato di massa di Fiat Auto, esclusa Chrysler, in Europa e a livello di gruppo e con il pieno accesso al cash di Chrysler.

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