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Fitch: meno rischi per le banche

L’outlook resta negativo. Ma i rischi per il sistema bancario italiano sono diminuiti. La fotografia del comparto italiano del credito è di Fitch. L’agenzia di rating per il quarto anno consecutivo mantiene prospettive cupe sul comparto. Colpa del costante deterioramento della qualità degli asset e della redditività strutturalmente debole. In questo scenario, spiega Fitch in una nota, le banche tricolori potrebbero essere incoraggiate anche a dare il via anche a una fase di consolidamento.
Sia chiaro: grazie all’esame del Comprehensive assessment condotto dalla Bce nei mesi scorsi, oggi i rischi che pesano sul settore appaiono più contenuti rispetto al passato. E così pure l’andamento dei crediti deteriorati dovrebbe mostrare una crescita più limitata rispetto al passato. Del resto, i prestiti dubbi lordi, sottolinea l’agenzia di rating, hanno raggiunto il livello “monstre” di 177 miliardi di euro a fine settembre 2014, il 9,3% dei prestiti lordi totali, il livello più alto dal 1990.
Ciò detto, le prospettive sul sistema bancario italiano continuano a rimanere negative in virtù di una serie di fattori. A pesare è soprattutto lo stato di salute generale dell’economia italiana, che continua a rimanere debole, tanto che i crediti deteriorati sono destinati a rimanere a bilancio per lungo tempo. L’attenzione del mercato, secondo Fitch, rimane inoltre sul tema del capitale. Dopo aver raccolto 10,5 miliardi in aumento di capitale nel corso del 2014, le banche dovranno infatti continuare a monitorare la capacità di conservazione del patrimonio e, possibilmente, ad aumentarla. Non basterà più l’attenzione sul patrimonio di qualità primaria, ma sempre di più le banche dovranno gradualmente focalizzarsi sui buffer di capitale secondario e sulla capacità di assorbimento delle perdite.
A parte qualche eccezione, le banche hanno un basso livello di passività ammissibili che potrebbero rientrare nel bail-in in caso di fallimento della banca. Le richieste relative ai Mrel – i fondi propri e le passività ammissibili per la cui definizione l’Eba ha avviato recentemente una consultazione pubblica – potrebbero essere il trigger per varare nuovi buffer addizionali e attraverso l’emissione di bond unsecured. Qualche miglioramento per i capital ratios potrebbe arrivare dall’approvazione dei modelli interni advanced per le banche medie, ma gli effetti finali sono ancora incerti.
Il vero nodo, tuttavia, rimane quello dei profitti. E della sostenibilità del modello di business delle banche. Il net interest income delle banche continuerà a riflettere bassi livelli di tassi di interesse e volumi di erogati tendenzialmente ridotti. I bassi costi della raccolta visti fino ad ora dovrebbero continuare ad avvertirsi anche per i prossimi trimestri, e così la raccolta in scadenza verrà rinnovata a tassi ancora più bassi. Ma l’effetto non sarà permanente.
La contestazione di Fitch è proprio sul modello di business tipico delle banche italiane, istituti a vocazione commerciale, dedicati all’erogazione di credito a famiglie e aziende. Un modello che ha mostrato, secondo gli analisti, le sue forti fragilità, in un’epoca in cui i tassi di interesse sono ai minimi e il tessuto economico chiede poco credito perchè le prospettive economiche sono magre. Per l’agenzia di rating le banche devo continuare a rivedere la loro presenza fisica in territori poco redditizi, a cambiare i loro modelli di servizio e a virare l’attenzione verso attività su commissione da quelle invece fondate sui prestiti capital-intensive. Solo così possono resistere a una competitività sempre più pressante.

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