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Fitch: da Francoforte pressing per gli Npl

Troppa pressione sulle banche più deboli dell’eurozona sui Non performing loans (Npl) da parte della Bce, un pressing che in alcuni casi potrebbe mettere gli istituti di credito nelle condizioni di forzare gli interventi di risoluzione.
In un comunicato, l’agenzia di rating Fitch fa notare come le linee guida emanate dalla Bce sui crediti deteriorati con cui ha chiesto obiettivi precisi per la loro riduzione, «potrebbero spingere le banche più deboli a processi formali di risoluzione causando perdite anche ai possessori di obbligazioni senior». Fitch ha calcolato come in base ai dati Eba, 35 delle 125 banche sotto vigilanza della Bce hanno livelli di Npl doppi rispetto alla media e queste si trovano in prevalenza in Grecia, Irlanda, Italia e Portogallo, e in alcuni casi nei paesi del Nord Europa.
In queste aree ad alta concentrazione di Npl, gli interventi potrebbero aiutare il settore bancario. Tuttavia, in casi particolari come l’Italia, alle difficoltà finanziarie potrebbero aggiungersi quelle politiche in quanto l’imposizione di perdite andrebbero a colpire anche ampie fasce di piccoli risparmiatori possessori di bond bancari.
Le indicazioni date dalla Bce puntano alla riduzione dello stock degli Npl a livello di sistema pari a 921 miliardi di euro a settembre 2016 e rafforzare il settore in vista dell’introduzione dei nuovi parametri contabili (Ifrs9 ) a partire dal prossimo anno.
Chiarezza e non pressione sulle banche, secondo direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini che commentando le considerazioni di Fitch ha sottolineato come le banche «sono pienamente consapevoli della necessità di affrontare con strategie differenziate il problema nella logica di recupero della redditività». Quello che si chiede agli istituti ha aggiunto Sabatini, è «definire una strategia credibile con obiettivi quantitativi e qualitativi per la progressiva riduzione dell’ammontare di crediti deteriorati».
A questo scopo non esiste solo la cessione forzata a prezzi di liquidazione, ha aggiunto il direttore dell’Abi, ma anche la gestione interna, la cartolarizzazione e o un mix delle varie opzioni. Una strategia che, comunque, «richiede tempo per essere attuata».
A tutto questo si aggiunge anche la difficoltà legata alla volatilità dei tassi di recupero dei crediti deteriorati, come aveva fatto notare Fitch qualche giorni fa. Secondo i dati della Banca d’Italia, a fine 2016 le banche italiane detenevano circa 200 miliardi di euro di Npl, per il 70 per cento esposizioni verso le piccole emedie imprese gravate dal problema della mancanza di garanzie: secondo l’agenzia, un credito garantito potrebbe contribuire a determinare il tasso di recupero atteso più di quanto possa fare un credito di maggiori dimensioni, ma non garantito.

Mara Monti

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