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Fitch boccia Moody’s: rating fermo

Chi sa se anche in finanza valgono i «due piccioni con la una fava». Ieri è andata decisamente bene per il governo di Mario Monti che ha potuto in un solo colpo prendersi due soddisfazioni. L’agenzia Fitch ha confermato il rating a lungo termine dell’Italia ad A-, sia pure con un con outlook negativo, riconoscendo così gli sforzi di palazzo Chigi sul piano delle riforme, e di fatto ha smentito la agenzia americana Moody’s che soltanto tre giorni fa ha deciso di tagliare la propria valutazione su 23 enti locali, numerose spa pubbliche, tre istituzioni finanziarie e dieci banche perché «il governo potrebbe non essere in grado di fornire supporto finanziario alle banche in difficoltà». L’agenzia di rating Fitch confermati anche il rating a breve a F2 e il country ceiling di AAA. In pratica Fitch «tiene in conto le recenti riforme strutturali che guardano al futuro e che intendono rilanciare il potenziale di crescita». Fitch giudica anche «a portata di tiro» la stabilizzazione e la riduzione del debito pubblico. Inoltre, prosegue la nota, la conferma del rating «riflette il dimostrato impegno del Governo a ridurre il deficit di bilancio e il debito pubblico, così come l’adozione in Parlamento di un emendamento costituzionale sul pareggio di bilancio e la ratifica del Fiscal Compact». Secondo Ficth, la riforma del mercato del lavoro renderà «l’economia più flessibile» e aiuterà a rilanciare «la crescita e le prospettive dell’occupazione nel medio termine». Promossa anche la riforma delle pensioni che «ha ulteriormente rafforzato la sostenibile del sistema previdenziale nel medio-lungo termine». Sul fronte dei conti pubblici, poi, l’agenzia di rating ritiene che le «quattro manovre approvate dovrebbero essere sufficienti per ridurre il deficit sotto il 3% quest’anno e per porre il debito pubblico su un sentiero di riduzione dal 2013». L’evoluzione delle finanze pubbliche appare insomma «largamente in linea con le previsioni». Invece, l’outlook negativo riflette «il possibile peggioramento delle prospettive economiche nel breve e medio termine». Ma pesano anche «l’incertezza politica nel medio termine con riflessi sul proseguimento e il completamento delle riforme strutturali necessarie a rilanciare la competitività e il potenziale di crescita dell’economia italiana». Non viene escluso inoltre «un peggioramento delle condizioni» legato a «shock di natura domestica o interna», non ultimo la mancata realizzazione delle misure studiate a livello europeo e un contagio dalla Grecia.

Il giorno del fiscal compact

Tutto ciò è avvenuto nel giorno del disco verde, definitivo, dall’aula della camera alla ratifica del Fiscal compact con 368 sì, 65 no e altrettanti astenuti.

Idv e Lega hanno votato contro. Nell’esame dei tabulati del voto della Camera su un provvedimento strategico nella politica europea perseguita anche dal Governo Monti, il dato più significativo che emerge riguarda il gruppo del Pdl. Infatti, fra gli azzurri si contano 12 deputati in missione, 43 assenti dal voto, 43 astenuti e 5 contrari.

La Spagna non ha soldi

La Spagna è a rischio. «Non c’è un soldo in cassa per pagare i servizi pubblici e se la Bce non avesse comprato i titoli di Stato, il Paese sarebbe fallito», l’allarme del ministro del bilancio spagnolo, Cristobal Montoro, al parlamento di Madrid. In serata il Parlamento tedesco approva il piano di aiuti alle banche della Spagna.

Non c’è pace su Borsellino

Sono trascorsi 20 anni dall’attentato al giudice Paolo Borsellino e di verità neanche l’ombra. Polemiche, quelle sì, che ce ne sono. Così come non manca il rosario della retorica che la celebrazione dell’anniversario comporta. Su tutto si erge ancora una volta la voce del capo dello stato. E ad ascoltarla si ha la sensazione che su Borsellino forse ci sarà pace tra tanto, tanto tempo. Incalza Giorgio Napolitano: «Non c’e’ alcuna ragion di Stato che possa giustificare ritardi nell’accertamento dei fatti e delle responsabilità, ritardi e incertezze nella ricerca della verità specie su torbide ipotesi di trattativa tra Stato e mafia». È uno dei passaggi del messaggio scritto dal presidente della Repubblica per la commemorazione del 20esimo anniversario del tragico attentato in cui persero la vita Paolo Borsellino e gli agenti di scorta. Insomma, la verità è lontana. «È importante scongiurare sovrapposizioni nelle indagini, difetti di collaborazione tra le autorità ad esse preposte, pubblicità improprie e generatrici di confusione». Parole pesanti che trovano contestualizzazione nella polemica che ha investito il Qurinale nell’ambito dell’indagine sulla trattativa stato-mafia. «Nessuno scontro tra Quirinale e procura di Palermo», si affretta a sottolineare il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, «mi pare una tempesta in un bicchiere d’acqua, perché non c’è stato mai nessun problema, mai nessun contrasto tra difesa di istituzioni e verità, non c’è stata nessuna pressione». Gli fa eco il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia: «La magistratura si è impegnata per fare entrare la luce della verità in questa stanza ma la verità non potrà entrare se non ci sarà un impegno collettivo». Per il presidente della Camera, Gianfranco Fini, «il messaggio del presidente della Repubblica è di esemplare chiarezza e ribadisce che non ci devono essere né strumentalizzazioni né polemiche di basso livello, che ci sono state, perché tutti sono fermamente convinti del dovere di sostenere i magistrati palermitani». Resta all’attacco del Quirinale il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro: «Il presidente Napolitano predica bene e razzola male. Ci si nasconde dietro un cavillo giuridico interpretativo. Il conflitto di attribuzione è un atto dirompente e inopportuno».

 

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