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Fitch: banche italiane ben capitalizzate

Sotto pressione per il contesto di recessione economica in cui si trovano a operare e per l’impatto esercitato sugli utili dal basso livello dei tassi di interesse, ma in grado di difendersi e di superare la difficile situazione attuale. Le principali banche italiane passano l’esame di Fitch, che ha ieri confermato i loro rating: Intesa Sanpaolo e UniCredit restano quindi «A-», Ubi Banca «Bbb+» e Banco Popolare «Bbb». Nessun accenno invece da parte del l’agenzia di rating, per motivi facilmente comprensibili, a Monte dei Paschi, unica assenza (pesante) fra le 5 «big» del nostro Paese.
Tutti gli istituti presi in esame da Fitch godono di una situazione di liquidità migliore rispetto a quella di qualche mese fa e generalmente adeguata all’attuale contesto del mercato: a fine settembre Banco Popolare, Intesa Sanpaolo e Ubi avevano addirittura livelli di liquidity covered ratio e net stable funding ratio superiori al 100 percento. Ad aiutarli a raggiungere l’obiettivo hanno contribuito l’accesso alle aste a lungo termine della Bce (Ltro), ma anche la continua crescita dei depositi alla clientela.
Le banche italiane hanno inoltre rafforzato i ratio patrimoniali nel corso del 2012, un’operazione importante – sottolinea l’agenzia – soprattutto «alla luce del crescente volume dei prestiti a rischio». Il nodo delle sofferenze, che rimarranno elevate fino a tutto il 2014, e della loro copertura attraverso accantonamenti, è infatti l’elemento che più di tutti preoccupa Fitch e che porta l’agenzia a mantenere l’outlook «negativo» per Intesa Sanpaolo, UniCredit e Ubi Banca e «stabile» per Banco Popolare (che del resto è quella con merito di credito più basso fra le quattro).
Un declassamento potrebbe quindi arrivare qualora la posizione finanziaria delle banche dovesse peggiorare più delle attese a causa di una recessione economica più lunga o profonda del previsto (al momento Fitch si aspetta una contrazione del Pil italiano dello 0,7% nel 2013 e un’uscita dalla recessione soltanto nella seconda parte dell’anno). Intesa Sanpaolo e UniCredit potrebbero subire un taglio anche a causa di un eventuale downgrade del rating sovrano, visto che al momento sono allo stesso livello delle emissioni del Tesoro italiano.

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