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Fisso variabile La dieta grassa dei banchieri

Gli amministratori delegati bancari e assicurativi guadagnano troppo? Perché la loro remunerazione è superiore a quella di altri ceo? La parte variabile dello stipendio è troppo alta rispetto a quella fissa? Queste domande sorgono spontanee dopo che si è saputo che Larry Fink, ceo di BlackRock, il più grande gruppo di gestione del risparmio al mondo, è arrivato a guadagnare nell’anno della pandemia 30 milioni di dollari (oltre 25 milioni di euro). Una retribuzione per alcuni versi adeguata ma che deve far riflettere visto l’andamento dell’economia mondiale, degli occupati e dei salari.

E la situazione in Europa non è troppo diversa. In vetta alla top ten troviamo il ceo di Credit Suisse, Thomas Gottstein, con uno stipendio di 8,5 milioni di franchi svizzeri (circa 7,6 milioni di euro), insieme al collega di Deutsche Bank, Christian Sewing che ha ricevuto 7,36 milioni. Risulta però strano che siano loro a guidare la classifica. Governano infatti banche che negli ultimi tempi hanno conosciuto momenti non certo brillanti.

Nelle scorse settimane, per esempio, il Credit Suisse è stato colpito dallo scandalo del fondo americano Archegos Capital Management. Un crac che ha prodotto un pesante crollo del titolo in Borsa. A pagarne le conseguenze sono stati il numero uno dell’investment banking, Brian Chin e la chief risk and compliance officer, Lara Warner,che hanno lasciato i loro rispettivi incarichi. Il primo verrà sostituito da Christian Meissner mentre la seconda da Joachim Oechslin, che ha assunto l’incarico ad interim. Credit Suisse ha poi annunciato che registrerà una perdita ante imposte di 900 milioni di franchi nel primo trimestre. I passi falsi, comunque, avranno conseguenze anche per gli altri dirigenti: ci sarà un taglio dei bonus. Il presidente del consiglio, Urs Rohner, rinuncerà a un compenso (Chair fee), pari a 1,5 milioni di franchi. Anche gli azionisti avranno i loro contraccolpi. È stata modificata la proposta di dividendo che passa a 10 centesimi invece dei 29,17 centesimi previsti. La partita non sembra conclusa e si dovrà vedere che cosa deciderà la prossima assemblea degli azionisti.

Parametri

Ma come si arriva a stabilire questi livelli di retribuzione? Le regole per definire la remunerazione dei top manager si attengono ad alcuni principi generali. Per i ceo è fondamentale la professionalità, la credibilità e la capacità di attrarre manager. La parte fissa (indipendente dai risultati) è diretta principalmente a remunerare le competenze e le funzioni connesse al ruolo ricoperto.

C’è poi la parte variabile, legata agli obiettivi raggiunti. I bonus devono essere collegati alla effettiva performance d’impresa e in modo simmetrico rispetto ai risultati positivi e negativi. In poche parole, si cerca di spezzare quel legame perverso che spinge i banchieri a ricercare rendimenti troppo rischiosi per garantire una elevata redditività. Per poi, se le cose vanno male, scaricare le perdite sugli azionisti o, nel caso dei salvataggi, sui contribuenti. Questo vuol dire che i bonus dovrebbero essere dilazionati nel tempo adottando forme di azioni vincolate o stock options per tener conto dell’effettiva durata dei rischi. Inoltre, è necessario garantire la massima trasparenza sulle remunerazioni totali e sulla loro composizione in termini di bonus, stock option e date di esercizio delle stesse.

Ma qual è la situazione in Italia? La retribuzione degli amministratori delegati delle grandi banche e delle principali compagnie di assicurazione quotate a Piazza Affari è del 30% più alta rispetto a quella dei ceo di aziende che operano in altri settori. Il dato è emerso dal rapporto annuale di Assonime sulla corporate governance.

Come se non bastasse, in queste settimane fa discutere lo stipendio di Andrea Orcel, prossimo ceo di Unicredit. Al banchiere andrà una retribuzione di 7,5 milioni, sempre che la stessa non venga bocciata dall’assemblea che si terrà giovedì. Il tema si pone, dato che due società di consulenza che analizzano le proposte assembleari per conto dei fondi istituzionali, i proxy advisor Glass Lewis e Iss, hanno raccomandato di votare contro la proposta sulle remunerazioni, pur sostenendo la lista presentata dal board uscente. Le due delibere, elezione del board e remunerazione, sono distinte quindi il voto all’una non condiziona quello all’altra.

Da noi

Ma perché Orcel ha ottenuto uno stipendio così alto, sapendo che Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo, percepisce poco più di cinque milioni? Al di là delle sue indiscusse capacità, una delle motivazioni ufficiose è che il suo livello di stipendio è una specie di parametro per attrarre i migliori talenti. Orcel avrebbe difficoltà ad assumere manager se non potesse concedere retribuzioni adeguate. Tuttavia, secondo i proxi advisor, Glass Lewis e Iss, la retribuzione è «eccessiva» in quanto la parte variabile, cinque milioni (due volte la quota fissa di 2,5 milioni) è slegata da obiettivi di performance nel primo anno. È stata criticata anche la scarsa trasparenza: solo da un report di Jp Morgan è stato possibile ricavare la cifra della retribuzione.

Questo cosa vuol dire? Che se la nuova politica non passerà (non si capisce come il consiglio abbia sottovalutato la questione), resterà in vigore quella attuale. Dal 2014 Unicredit adotta la regola del variabile pari a massimo due volte la retribuzione fissa. L’uscente Jean Pierre Mustier aveva ridotto a 1,2 milioni la sua quota fissa, 40% in meno rispetto ai 2,1 milioni del predecessore, Federico Ghizzoni. Partendo da quest’ultima cifra e considerando il variabile massimo, la retribuzione di Orcel potrebbe arrivare nel primo anno a 6,3 milioni.

Risultati di breve termine

Resta, comunque, un altro interrogativo. Ci sono stati contatti con Ubs e Santander per capire a che punto sono le cause milionarie che Orcel ha in ballo? Avere delle questioni legali ancora aperte da parte di un ceo di una banca di sistema può creare qualche imbarazzo in Bce. Come se non bastasse sul tema dello stipendio dei manager è tornato a intervenire Jean Pierre Mustier. «Il male della finanza e delle imprese sono le trimestrali. La necessità, soprattutto per le imprese quotate, di dover rendere conto agli azionisti puntando a risultati di breve periodo, piuttosto che a una visione di medio lungo temine», ha detto l’ex amministratore delegato, partecipando al programma dell’Università di Verona dedicato a incontri con i leader dell’economia. «Una banca è in condizione di presentare ottimi risultati di breve periodo finanziando imprese in difficoltà che, giocoforza, pagheranno caro quel denaro. Ma, così facendo, rischiano di compromettere il conto economico sul lungo termine». Inoltre, ha aggiunto Mustier, «in Unicredit mi sono sempre opposto a incentivi a breve per i manager, che devono essere retribuiti sulla base di una strategia di lungo periodo. È una filosofia che deve essere accettata e seguita anche dai cda».

Parole insolite per un ex investment banker (come Orcel) ma che devono far riflettere. Non è, comunque, la prima volta che viene messa in discussione la remunerazione di un top manager bancario. Lo scorso ottobre c’era già stato un caso. Leonardo Del Vecchio aveva puntato l’indice contro la retribuzione dei vertici di Mediobanca. Alla fine, il patron di Essilor-Luxottica, come è risaputo, ha votato contro i compensi del 2019-2020, approvando invece gli incentivi ridotti del 2021. Il tema, peraltro, era stato sollevato anche da uno dei proxy chiamati a dare indicazioni di voto agli investitori. L’advisor Frontis aveva detto che sebbene la qualità dell’informativa fosse buona e la remunerazione variabile «strutturata in modo efficace per allineare gli interessi di dirigenti e azionisti nel lungo termine», tuttavia esistevano perplessità sulla possibilità di corrispondere una remunerazione variabile straordinaria al presidente non esecutivo.

Sì, ma quanto guadagnano i vertici di Mediobanca? Nel 2019-2020, alla luce dell’emergenza Covid, le remunerazioni dei top manager sono calate. Per l’amministratore delegato Alberto Nagel la remunerazione complessiva sui dodici mesi è scesa a 3,02 milioni di euro (contro 3,21 milioni l’anno precedente). Stesso taglio per il presidente Renato Pagliaro che è calato a 2,16 milioni di euro (da 2,25 milioni). Il dato è emerso dall’informativa sui compensi contenuta nella relazione di Piazzetta Cuccia. Mediobanca ha evidenziato che le decisioni assunte nell’ambito dell’epidemia Covid 19 hanno ridotto l’emolumento dei consiglieri per la carica del 20% e del 100% per Pagliaro, Nagel e il direttore generale Francesco Saverio Vinci. Non solo. C’è stato l’impegno da parte di presidente, amministratore delegato e direttore generale a donare il 30% della remunerazione fissa del periodo maggio-dicembre 2020 a iniziative legate all’emergenza. Un gesto che, in tempo di epidemia, dovrebbe fare scuola.

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