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“Fissare un tetto al debito nella Carta Costituzionale la via tedesca funziona”

di Andrea Tarquini

BERLINO – Il piano francotedesco non è un diktat, ma può essere la ricetta per salvare l´euro. Lo dice il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, leader dei conservatori democratici europei, alla vigilia della riunione di oggi dell´Eurogruppo.
Il Patto di Competitività non è un tentativo di rafforzare l´influenza tedesca nella Ue?
«No. La crisi ci ha insegnato che dobbiamo affrontare il problema delle differenze di competitività. Noi abbiamo avanzato proposte, ed è sempre la vecchia storia. Se Francia e Germania evocano un tema, vengono criticate. Se non lo fanno, vengono criticate. Ci sono molti malintesi. Il nostro non è un diktat, chiarisco: ognuno avanza proposte, poi ne discuteremo insieme»
Chiede un sì al piano in cambio di più finanziamenti al Fondo salva Stati?
«Solo con un pacchetto globale possiamo trarre le giuste conclusioni dalla crisi. In tre campi: rafforzamento del Patto di Stabilità e crescita, miglioramento della competitività in tutti i Paesi membri, creazione di un meccanismo sostenibile di aiuto, quale avremo da metà 2013 con la cosiddetta stabilizzazione europea. Se andremo avanti in tutti questi tre campi, convinceremo i mercati finanziari che l´euro resterà stabile. La solidarietà è richiesta a tutti i 17 Paesi dell´Eurozona. A volte sembra, invece, che debba ricadere solo sui Paesi che hanno causato pochi problemi. Non può essere così. Ognuno contribuisca secondo le sue possibilità. E il dibattito su un rafforzamento del Fondo lancia segnali totalmente sbagliati ai mercati: parlando di necessità d´agire a breve termine su questo punto, attizziamo le speculazioni in singoli Paesi membri».
Ha senso introdurre in altri Paesi limiti al debito come in Germania?
«Sul tema ho letto definizioni assurde, come "germanizzazione imposta". Non vogliamo imporre un modello ad altri. Ma con il tetto costituzionale al debito abbiamo fatto buone esperienze. Sarebbe bene se altri volessero farne uso. Problemi recenti, per esempio in Grecia, sarebbero stati evitati meglio. L´esperienza tedesca mostra che è possibile una riduzione del deficit che stimoli la crescita».
Alcuni Paesi mediterranei (Grecia, Portogallo, Spagna, Italia) affrontano situazioni di bilancio critiche. Quanto è grande il rischio di una spaccatura dell´Unione monetaria?
«Siamo sulla buona strada verso la soluzione dei problemi dell´anno scorso. Abbiamo sempre detto che l´euro non è in pericolo. Non ci sarà una spaccatura dell´Eurozona. Ma per ridurre i pericoli dobbiamo lavorare sui tre punti che ho già enunciato: Patto di Stabilità, competitività, meccanismo di stabilità europeo. Io poi ho sempre pensato che bisogna guardare con occhio critico in casa propria prima di criticare gli altri. Anche la Germania oltrepassa i criteri del Patto. Il nostro debito globale, sebbene non come in altri Paesi, è ancora alto».
Ma il deficit francese è doppio di quello tedesco, la crescita tedesca ben superiore a quella italiana. Può reggere l´euro?
«La Francia si è impegnata a ridurre il deficit sotto il 3% entro il 2013. Ogni Paese deve fare i suoi sforzi, anche il ministro delle Finanze tedesco ha molto lavoro. Ma l´Eurozona ha una bilancia commerciale equilibrata. Nel 2010 poi l´import tedesco da altri Paesi Ue è cresciuto più dell´export tedesco verso quegli stessi Paesi. La nostra crescita è ora dovuta più alla domanda interna che non al commercio estero. Gli sviluppi favorevoli in Germania aiutano le altre Nazioni europee, non le danneggiano. Siamo stati l´anno scorso un po´ una locomotiva della crescita. Non mi sento nella posizione di dovermi scusare per questo nostro ruolo».
Altri Paesi potranno darsi forza strutturale come la Germania?
«Perché non dovrebbero? Perciò, contro le differenze di competitività, proponiamo un processo di benchmarking. Ora in Germania abbiamo una buona situazione economica, ma all´inizio dello scorso decennio affrontavamo molti problemi. Li abbiamo risolti. Adesso altri hanno dei problemi, ma anche loro li risolveranno».
Non c´è il rischio che qualche Paese debba uscire dall´euro?
«Se guardiamo a quanti cambiamenti la Grecia è riuscita a realizzare, notiamo risultati che un anno fa ci sarebbero sembrati impossibili. La Grecia ha ancora enormi sfide davanti a se, ma bisogna avere anche un po´ di rispetto per quanto ha fatto nell´ultimo anno. Il problema è che 15 anni fa non potevamo prevedere che la interconnessione dei mercati finanziari, 15 anni dopo, nell´era della globalizzazione, avrebbe raggiunto tali dimensioni da portare alti rischi di contagio: anche da difficoltà di un Paese membro piccolo, come la Grecia».
Quanto è alto il rischio inflazione in Europa?
«Terremo sotto controllo il rischio inflazione. La Bce continua ad avere quale dovere prioritario la stabilità del denaro, e svolge questo compito a meraviglia».
Che cosa deve fare la Bce contro il rischio inflazione?
«Rispettiamo l´indipendenza della Banca centrale, non le diamo consigli. Trichet avverte giustamente, di tanto in tanto, che il valore interno ed esterno dell´euro è rimasto stabile dalla sua nascita. L´euro è in media più stabile di quanto lo sia stato il marco tedesco. E confido che sarà così anche in futuro».
Si riparlerà di eurobond, quale ruolo avrà il Fondo salva stati?
«Non occorre agire ora per rafforzare il Fondo. Ma entro fine marzo dobbiamo discutere del meccanismo di stabilità permanente e accordarci sui suoi compiti. Quanto agli eurobond, nell´attuale costruzione dell´Unione monetaria non si può abbandonare lo stimolo di tassi diversi all´interno del Patto di Stabilità».

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