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Fisco, validi gli atti degli ex dirigenti

La Cassazione segna un punto importante per la validità degli atti delle Entrate firmati da circa 800 dirigenti decaduti dopo la pronuncia della Corte costituzionale dello scorso marzo (la 37/2015). Con tre sentenze depositate ieri (22800, 22803, 22810) la Suprema corte (come anticipato su queste pagine il 29 ottobre) chiarisce essenzialmente che la delega di firma al funzionario incaricato, che quindi non ha sostenuto un concorso da dirigente, non è di per sé motivo di nullità dell’atto. Ma ciò non vuol dire che tutti gli avvisi siano validi: la sentenza 22803 precisa che la delega di firma non può essere in bianco senza, quindi, l’indicazione precisa del funzionario che deve firmare. In questo caso qualche spiraglio per il contribuente potrebbe ancora esserci, a condizione che l’eventuale illegittimità sia stata sollevata nel primo ricorso e non durante il contenzioso (si veda l’articolo in pagina).
Procediamo con ordine. Dopo la decisione della Consulta che nel marzo scorso ha travolto le norme che hanno consentito di nominare circa 800 funzionari in incarichi dirigenziali senza concorso, è scaturita un’altalena di pronunce giurisprudenziali sulla validità degli accertamenti e degli atri atti firmati da questi ex dirigenti. Finora la Cassazione si era espressa (a settembre e ottobre) solo su aspetti procedurali, stabilendo che l’eventuale illegittimità dell’atto non può essere sollevata d’ufficio e non oltre il ricorso in primo grado. Di fatto uno stop alla corsa al deposito di motivi aggiuntivi con cui i difensori hanno cercato di far valere l’illegittimità degli avvisi sottoscritti dai decaduti. Le tre sentenze di ieri entrano, invece, nel merito e mettono in luce tre punti fondamentali.
Non occorre che i funzionari (delegati o deleganti) possiedano qualifiche dirigenziali affinché gli avvisi siano legittimi, quindi la sorte degli atti impositivi (precedenti alla pronuncia 37/2015 della Consulta) sottoscritti da chi ricopriva la funzione di capoufficio o da funzionari della carriera direttiva che avevano ricevuto una delega di firma non è condizionata dalla validità o meno dalla qualifica dirigenziale attribuita in base alla disposizione dichiarata incostituzionale (sentenza 22810/2015, relatore Terrusi).
L’avviso di accertamento è nullo senza la firma del capo ufficio o di un altro impiegato alla carriera direttiva da lui delegato. Come impiegati della carriera direttiva vanno considerati i funzionari della terza area. E ai meri fini della validità dell’atto non occorre che i funzionari deleganti e delegati possiedano la qualifica di dirigente, anche qualora sia richiesta da altre disposizioni. Qualora poi sia il contribuente a contestare la legittimazione alla firma, è onere del fisco provare il possesso dei requisiti previsti dalla legge (sentenza 22800/2015, presidente relatore Cicala).
La delega in bianco, priva del nome del soggetto delegato va considerata nulla, in quanto il contribuente non può agevolmente verificare se il delegatario ha il potere di sottoscrivere l’atto e non gli si può attribuire una tale indagine amministrativa (sentenza 22803/2015, relatore Chindemi).
Atti validi, quindi, ma nell’ambito di criteri ben precisi, tanto che nel caso 1 e nel caso 2 l’agenzia delle Entrate ha perso nelle controversie esaminate. Più in generale, comunque «le sentenze sono espressione – spiega Mario Cicala, presidente della Sezione tributaria della Cassazione – di una gestione dei ruoli che mira ad affrontare con priorità le questioni più rilevanti o che hanno dato luogo ad un consistente contenzioso, così come è stato fatto per le incertezze sulla tassazione dei trust e sull’utilizzabilità della lista Falciani. Le sentenze della Cassazione non vincolano i giudici di merito, ma costituiscono una necessaria assunzione di responsabilità della Corte, che interviene sui temi caldi».
Intanto al Senato sia la maggioranza sia le opposizioni cercano di trovare una soluzione sia per i dirigenti dell’agenzia delle Entrate decaduti con la sentenza della Consulta sia per i funzionari cui sono stati affidate mansioni della terza area sulla base di contratti individuali stipulati in seguito al superamento di un concorso bandito per l’applicazione del contratto collettivo del quadriennio 1998-2001. Tema, quest’ultimo, su cui si sarebbero registrate al momento possibili aperture del Governo al fine di assicurare a questi 700 dipendenti che hanno svolto mansioni da dirigenti di terza fascia lo stesso trattamento economico e la possibilità di continuare a svolgere le stesse funzioni, così come chiedono sia Cecilia Guerra (Pd) sia Sel con Loredana De Petris prima firmataria.
Sul fronte dei dirigenti decaduti vanno registrati sia l’emendamento del capogruppo Pd in Commissione Bilancio, Giorgio Santini, sia quello dell’opposizione firmato da Antonio D’Alì (Fi). Soprattutto con il primo, si chiede in attesa del concorso da espletare entro il 2016, l’assegnazione di incarichi di responsabilità provvisoria di uffici dirigenziali a funzionari della terza area in possesso della laurea e che abbiano maturato un’anzianità di almeno cinque anni nell’area di appartenenza.

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