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Fisco, test sulle doppie sanzioni

Nuovo test per il doppio binario sanzionatorio (penale e amministrativo) per gli illeciti fiscali. Con un passaggio che riporta al centro dell’attenzione il problema del “cumulo”. Questa volta a occuparsene sarà la Corte di giustizia. Con l’obiettivo di stabilire se per l’omesso versamento di ritenute è legittima l’applicazione contemporanea della sanzione tributaria e penale. Il tribunale di Torino, con l’ordinanza del 27 ottobre, ha, infatti, rinviato la questione interpretativa dell’articolo 10 bis del decreto legislativo 74/00 nella parte in cui prevede la responsabilità penale di un soggetto che abbia omesso il versamento delle ritenute certificate, quando per lo stesso fatto sia già stato destinatario della sanzione amministrativa irrevocabile dell’articolo 13 del decreto legislativo 471/97. Il problema, però, benché sollevato solo per le omesse ritenute, può riguardare molte violazioni tributarie che possono sfociare in un reato al superamento o meno di una soglia di punibilità. È il caso, per esempio, di omessi versamenti Iva, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione o dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture false. Non a caso, l’articolo 19 del decreto 74/2000, proprio per evitare duplicazioni, dispone che quando un fatto è idoneo a configurare la violazione di due disposizioni che prevedono l’applicazione sia di una sanzione amministrativa sia di una penale, va applicata quella che presenta elementi “speciali” rispetto all’altra. Ne consegue, secondo un’interpretazione letterale, che il soggetto può subire un’unica pena: quella ritenuta speciale rispetto all’altra. Con la circolare 154/2000, il ministero delle Finanze ha precisato che, nella maggior parte dei casi, risulterà speciale la norma penale, in considerazione degli elementi specifici da essa richiesti (quali il dolo specifico, il superamento delle soglie di punibilità e le particolari modalità commissive). In queste ipotesi, l’agenzia delle Entrate dovrebbe irrogare comunque le sanzioni amministrative tributarie oggetto di notizia di reato, ma queste sanzioni non sono eseguibili nei confronti delle persone fisiche denunciate. Nel caso in cui il procedimento penale sia definito con assoluzione o archiviazione i termini per la riscossione decorrono dalla data in cui il provvedimento di archiviazione o la sentenza sono comunicate all’ufficio competente dalla cancelleria del giudice che li ha emessi.
La Corte Ue (causa C-617/10) ha affermato che uno Stato può legittimamente infliggere, per gli stessi fatti di frode fiscale, una sanzione fiscale e una penale, se la sanzione fiscale non sia di natura penale. In sostanza, quindi, va dato rilievo al grado di afflittività della sanzione fiscale e solo se quest’ultima mascheri una natura penale e sia definitiva c’è il divieto di doppia sanzione. La Corte di cassazione, con la relazione dell’Ufficio del massimario n. 35/2014, ha ritenuto che, pur volendo ammettere in via generale la combinazione di sanzioni fiscali e penali, la Corte europea sembra aver imposto al giudice l’obbligo di verificare che, in concreto, non si trasformino in una doppia sanzione penale. In quest’ultimo caso, infatti, l’applicazione di entrambe violerebbe il divieto. Nella relazione è precisato che la natura penale di sanzioni amministrative (anche fiscali) deve essere valutata in base a tre criteri:
– qualificazione giuridica dell’illecito nel diritto nazionale;
– natura dell’illecito;
– natura nonché grado di severità della sanzione.
Spetta al giudice nazionale valutare, alla luce di tali criteri, se una sanzione amministrativa è in realtà, per la sua afflittività, di tipo penale.
Nonostante tali indirizzi interpretativi, la giurisprudenza nazionale pare aver escluso la possibilità di applicare una sola sanzione per le più gravi violazioni tributarie che costituiscono reato. La questione è stata ora posta al vaglio della Corte Ue: nell’attesa, un’occasione per fare chiarezza potrebbe essere la riforma del sistema penale tributario prevista dalla delega fiscale (legge 23/2014).

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