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«Fisco, sostegno alle famiglie e taglio del cuneo nella riforma»

Mentre a Bruxelles il presidente del Parlamento europeo David Sassoli faceva il punto sulla posizione della sua istituzione nel negoziato sul bilancio dell’Ue 2021-2027, a cui è legato Next Generation Eu, davanti ai capi di Stato e di governo dell’Unione riuniti per un Consiglio europeo straordinario (dedicato alla politica estera), il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri spiegava alle commissioni Bilancio e Politiche Ue del Senato il Piano di ripresa e resilienza nazionale.

Sassoli ha tolto dal tavolo l’accusa che il Parlamento Ue stia rallentando il negoziato: «Se si vuole in cinque minuti si chiude, basta avere la volontà politica per farlo». La trattativa che deve portare all’accordo sul prossimo bilancio Ue «è un confronto tra il Parlamento e il Consiglio, non posso risolvere i problemi del Consiglio». Gli Stati membri sono spaccati sul legame tra accesso ai fondi Ue e il rispetto dello Stato di diritto. Ungheria e Polonia vogliono slegare le due cose. Il premier ungherese Victor Orbán, entrando al Consiglio, ha proposto di far procedere il Recovery fund con accordi bilaterali «fuori dal quadro Ue» e di continuare a discutere del bilancio Ue e della condizionalità. I quattro Paesi cosiddetti «frugali» (Olanda, Austria, Danimarca e Svezia) con la Finlandia chiedono più rigore ma di fatto stanno sfruttando la situazione per allungare i tempi del negoziato. A marzo in Olanda ci sono le elezioni e il premier Mark Rutte ha tutto l’interesse a prendere tempo.

Per l’Italia, invece, è fondamentale «lavorare speditamente» all’accordo, come ha spiegato il premier Giuseppe Conte in un videomessaggio all’ambasciata tedesca: «Tutti gli Stati membri devono lavorare con coerenza e lealtà». Se i fondi non saranno a disposizione nel primo semestre 2021 come previsto inizialmente, il rischio è dover ricorrere a quelli del Mes. I nodi da sciogliere con il Parlamento Ue riguardano il rispetto dello Stato di diritto e le nuove risorse proprie con cui finanziare il Recovery fund, il rafforzamento di alcuni programmi europei.

Il debito

Il debito scenderà sotto il 130%, ai livelli pre-Covid, alla fine del decennio

Il ministro Gualtieri ha ricordato nella sua audizione che «con i fondi del Recovery plan il trend di crescita, quindi permanente, strutturale del Pil, aumenterà fra 0,2 e 0,5 punti percentuali all’anno a seconda dell’efficienza ipotizzata della relativa spesa aggiuntiva». Quanto al debito pubblico, quest’anno sarà pari al 158%, si ridurrà dall’anno prossimo e si arriverà con «un sentiero graduale ai livelli pre-Covid sotto il 130% alla fine del decennio». Gualtieri ha sottolineato che ci saranno «due manovre espansive» poi il ritorno del deficit sotto il 3% dal 2023. Il piano del governo interverrà sulla Pubblica amministrazione, nel campo della ricerca e sul fisco: taglio del cuneo fiscale sul lavoro, revisione complessiva della tassazione, lotta all’evasione e revisione del sistema degli incentivi ambientali e per il sostegno delle famiglie.

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