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Il Fisco sorveglia le partite Iva

Anche per il prossimo triennio il fisco punta tutto sulla prevenzione. Più compliance e meno controlli, con eccezione del mondo delle partite Iva (imprese di piccole dimensioni e professionisti), nei confronti dei quali gli accertamenti saliranno dai 140 mila previsti quest’anno ai 160 mila del 2019. Dai controlli veri e propri sono attesi incassi decrescenti (dai 15,2 miliardi di euro del 2017, che non tengono comunque conto degli introiti della voluntary bis, ai 14,3 miliardi del 2019), ma tale calo sarà più che compensato dalla maggiore lealtà fiscale. Gli «alert» spediti ai contribuenti dovrebbero fruttare almeno 50 milioni di euro in più all’anno, passando dai 500 milioni incamerati lo scorso anno ai 650 milioni del 2019. Sarà soprattutto l’adempimento spontaneo, ossia le somme versate da autonomi e aziende tramite i modelli F23 ed F24, a crescere al ritmo di oltre il 2% annuo. Complessivamente, il gettito atteso per l’anno 2019 supera per la prima volta i 400 miliardi di euro (si veda tabella in pagina). È quanto prevede la convenzione triennale per gli anni 2017-2019 tra il ministero dell’economia e l’Agenzia delle entrate. Il contrasto dell’evasione passerà in primo luogo dalla collaborazione con i contribuenti: lettere di anomalia finalizzate all’autocorrezione da parte di cittadini e imprese, cooperative compliance con le grandi multinazionali, voluntary disclosure per l’emersione di capitali e redditi non dichiarati, nonché istanze di accordo preventivo per definire ex ante le questioni più delicate dal punto di vista tributario delle aziende (soprattutto sul fronte internazionale). I controlli resteranno, ma saranno indirizzati per lo più «verso i contribuenti meno collaborativi e trasparenti, che hanno strutturato complessi sistemi di evasione e di frode o che sono ritenuti maggiormente a rischio».

L’obiettivo di Mef e Agenzia è quello di far accedere al regime di cooperative compliance almeno il 50% delle imprese potenzialmente interessate entro la fine del 2019, nell’ottica di aumentare il livello di certezza sulle questioni fiscali rilevanti delle multinazionali. Sul fronte dei ruling, l’impegno delle Entrate è quello di esaminare quest’anno almeno il 50% delle istanze presentate entro il 31 dicembre 2015 (il target sale al 60% per il 2018 e al 70% per il 2019, sempre con riferimento al biennio precedente). Domande di voluntary disclosure bis da liquidare tutte entro la fine del 2018.

La convenzione pone obiettivi sfidanti per le Direzioni dell’Agenzia pure sul versante della fiscalità internazionale. Ogni anno gli uffici dovranno garantire l’esame di almeno il 90% delle istanze per l’accesso al patent box presentate dalle imprese entro il 31 dicembre del biennio precedente (quest’anno, quindi, quelle del 2015), mentre un’ulteriore accelerazione è attesa nel campo delle procedure amichevoli contro le doppie imposizioni. Le Entrate, in qualità di autorità competente alla negoziazione con i «colleghi» esteri, dovranno trattare quest’anno almeno il 20% delle Map giacenti a fine 2016, per raggiungere poi il 50% nel 2018 e il 70% nel 2019.

Per quanto riguarda i rimborsi Iva, il risultato atteso per il 2017 è la lavorazione di almeno il 70% delle pratiche presenti in magazzino. Un target invariato rispetto allo scorso anno.

Cristina Bartelli e Valerio Stroppa

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