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Fisco sopra tutto

Cassazione schiacciata dal fisco. Sui 30 mila ricorsi civili pervenuti nel 2015, oltre un terzo riguarda la materia tributaria. E nonostante 26 mila sentenze civili depositate, l’arretrato cresce ancora: le 105 mila cause pendenti alla data del 31 dicembre scorso rappresentano il valore più elevato di sempre. L’incremento delle giacenze rispetto alla fine del 2014 sfiora il 4%, ma presso la sezione tributaria il balzo è del 17%. Una circostanza che allunga ulteriormente i tempi medi del giudizio di legittimità, ormai arrivato per le cause fiscali a 4 anni (contro i 3 anni e 8 mesi del civile e gli 8 mesi del penale). Il grido d’allarme è arrivato ieri da Giovanni Canzio, neo-primo presidente della Corte di cassazione, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016 a Roma. Canzio auspica «rapidi interventi di riforma e autoriforma». Anche per quanto riguarda la giustizia tributaria di merito, valutando se al posto di Ctp e Ctr «non sia preferibile istituire presso i tribunali e le corti d’appello sezioni specializzate in materia di tributi». Riguardo alle liti con il fisco, «va rimarcato il dato patologico del 38,5% delle iscrizioni». Numeri che evidenziano «l’inidoneità del pur altissimo tasso di definizioni e di produttività del singolo magistrato a fronteggiare l’impatto della domanda, a causa dell’ormai avvenuto superamento del limite di impiego delle risorse dell’apparato». Basti pensare che le supreme corti di Francia e Germania ricevono ogni anno rispettivamente 28 mila e 10 mila ricorsi tra civile e penale, contro gli 83 mila italiani, mentre nel Regno Unito la Corte suprema affronta meno di 10 cause tributarie all’anno (contro le 10 mila del Palazzaccio). «La forza del precedente è inversamente proporzionale al numero dei precedenti formati», aggiunge Canzio, «il divario quantitativo rispetto alle Corti supreme di ogni altro Paese europeo ha assunto (s)proporzioni strabilianti, vorrei dire mostruose, da rendere incomparabile la nostra esperienza giudiziaria con quella delle altre Corti». Non ci si deve poi stupire, aggiunge il primo presidente, «se la qualità della giurisdizione di legittimità rischia di scadere, com’è reso palese dal moltiplicarsi dei contrasti interni e dalla scarsa incidenza, sul flusso dei ricorsi, dei pur significativi principi di diritto affermati dalla Corte». Canzio ha pure affrontato il tema del «ne bis in idem», il doppio binario sanzionatorio (amministrativo e penale) per le violazioni tributarie più gravi. Sia la Corte Ue sia la Corte dei diritti dell’uomo hanno censurato la doppia risposta punitiva verso lo stesso soggetto per il medesimo fatto. Il tema è stato sollevato dalla Cassazione nella sentenza 10475/2015 ed è «auspicabile che si trovi una soluzione definitiva mediante l’intervento legislativo o ad opera della Corte costituzionale, già investita della questione nel gennaio 2015».
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