Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Fisco, slitta il decreto sul 3% Renzi: “Silvio non c’entra” Senato, voto finale a marzo

Rinviata la cosiddetta norma salva-Berlusconi sul fisco. Lo annuncia il viceministro dell’Economia Luigi Casero. Il governo chiede una proroga di sei mesi per l’attuazione della delega fiscale: entro tre mesi l’esecutivo presenterà i decreti attuativi, altri tre mesi serviranno a farli approvare. E la riforma dei reati tributari, appunto quella che contiene la contestata soglia del 3% sull’evasione, al contrario di quanto annunciato non sbarcherà al Consiglio dei ministri del 20 febbraio. Commenta Stefano Fassina, minoranza dem, «speriamo che non sia una scelta per condizionare il comportamento di Berlusconi». Bersani ironizza: «Un’utile pausa di riflessione». Intervistato da Sky Tg24, Renzi risponde: «Abbiamo deciso di verificare bene la delega fiscale. Tutti dicono che salva Berlusconi, ma lui con questa vicenda non c’entra niente».

Intanto a Montecitorio prosegue l’accidentato cammino della riforma costituzionale. In mattinata il presidente Boldrini concede tempi aggiuntivi di parola alle opposizioni, che martedì proprio per avere terminato lo spazio a propria disposizione avevano scatenato la bagarre in aula con tanto di lancio di faldoni contro la presidenza. Il Pd accetta l’accordo «per favorire un confronto sul merito senza ostruzionismo», spiega il capogruppo Speranza. Nichi Vendola, leader di Sel, si rivolge a Renzi chiedendo «se non sia il caso si fermare la macchina perché troviamo contraddittorio che la Costituzione possa essere cambiata con l’imprimatur berlusconiano». Ma il governo – che puntava ad approvare la riforma entro sabato – tira dritto e dopo la rottura del Nazareno non intende rivedere i contenuti delle riforme. Così parte una lunga trattativa con le opposizioni perché, in cambio di maggior tempo di parola, ritirino buona parte dei 3000 subementamenti depositati per rallentare i lavori. «Il problema – riassume Renzi – non è discutere nel merito, ma l’ostruzionismo».
In tarda serata arriva l’accordo: Forza Italia e Lega ritirano i loro emendamenti, sul tavolo restano solo quelli dell’M5S. Il governo chiede la seduta fiume per votare gli articoli e gli emendamenti superstiti (compresi quelli della maggioranza) entro sabato, ma concede al centrodestra di rinviare il voto finale ai primi di marzo, impiegando la seconda metà di febbraio al voto dei decreti in scadenza (Ilva, Banche popolari e Milleproroghe).
Intanto con l’ok del governo la maggioranza vota un emendamento firmato da Brunetta che precisa la facoltà dello Stato di delegare alle regioni la potestà legislativa. Quindi passano alcuni dei cardini della riforma, come il nuovo articolo 117 della Carta, che riporta allo Stato diverse materie delle regioni, e l’abolizione delle province. Ma un nuovo fronte interno al Pd viene aperto dalla minoranza, che chiede di ridiscutere i contenuti delle riforme rifiutandosi di sostituire Berlusconi nell’impianto del Nazareno.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il progetto di fusione tra Fiat-Chrysler (Fca) e Peugeot-Citroën (Psa) si appresta a superare uno d...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Davanti alle piazze infiammate dal rancore e dalla paura, davanti al Paese che non ha capito la ragi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Erogazioni in crescita l’anno prossimo per Compagnia di San Paolo, nonostante lo stop alla distrib...

Oggi sulla stampa