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Fisco semplice la strada è ancora lunga

Il decreto semplificazioni era un testo normativo molto atteso dal mondo delle professioni. In particolare Confprofessioni aveva avanzato una serie di istanze considerando questo decreto uno strumento indispensabile per la ripresa, a patto che non diventasse ostaggio di ritardi e nuovi vincoli amministrativi, che fino a oggi hanno ingabbiato lo svolgimento delle attività produttiva e stressato il rapporto tra cittadini, imprese e Stato. «Sulla carta — osserva Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni — il decreto semplificazioni, approvato dal Consiglio dei ministri ed entrato in vigore nei giorni scorsi, promette di spazzare via la burocrazia che fino a oggi ha soffocato le attività economiche e professionali legate, in particolare, al settore delle costruzioni. Certo, molte misure vanno nella giusta direzione, per esempio, il commissariamento per le opere strategiche sul modello del ponte di Genova, il taglio dei tempi delle procedure di affidamento, la riduzione del contenzioso e l’accelerazione del processo amministrativo. Ma bisogna analizzare ogni aspetto del decreto per poterne dare un giudizio complessivo. E il risultato finale sta tra luci e ombre».

Il grande assente
Per esempio, è in campo tributario che arrivano le prime obiezioni da parte dei professionisti. «Il decreto-legge — continua Stella — tocca nodi cruciali della nostra burocrazia, ma dimentica il capitolo determinante delle semplificazioni fiscali, su cui il Parlamento anche in questa legislatura aveva ripreso un’indagine conoscitiva, nella direzione di una riforma della riduzione degli adempimenti e della pressione tributaria, che resta la priorità assoluta del nostro Paese. Purtroppo, però, in Italia semplificare non è semplice, perché bisogna mettere mano ai nodi più complessi della struttura amministrativa, intervenire negli interstizi dell’apparato burocratico dello Stato, creare nuove procedure e adempimenti che però rischiano di vanificare ogni sforzo di de-regolamentazione».

Altro tema scottante su cui si attendevano interventi normativi è quello dell’equo compenso per le prestazioni professionali che troppo spesso subiscono più di ogni altra voce la logica del ribasso. Ma di questo non vi è traccia. Invece il testo si concentra sulla riforma dell’abuso d’ufficio. «Una riforma — sostiene il presidente di Confprofessioni — che mira a evitare fenomeni di immobilismo e paralisi amministrativa motivata dal timore di incorrere in responsabilità giuridiche. Un principio corretto, che però risulta troppo fumoso nella sua applicazione. Nell’ambito delle semplificazioni per l’attività di impresa, invece, consideriamo di grande rilievo la norma che incentiva la patrimonializzazione delle aziende. La ratio è condivisibile ma le misure però sembrano più dettate e calate sulle sole grandi imprese. Il problema principale invece sono le Pmi per le quali è essenziale che l’incremento del capitale sia favorito da misure di detassazione».

Basta precarietà
Dunque il giudizio finale di Confprofessioni pende verso la bocciatura del testo? «Avremmo preferito— conclude Stella — uno snellimento dei tecnicismi normativi e un taglio netto dei passaggi amministrativi e burocratici. Il decreto tutto sommato va anche bene ma è solo un primo passo: adesso bisogna rendere strutturali le nuove disposizioni e procedure e superare la logica della transitorietà. Un vero processo di semplificazione non può basarsi su interventi spot o di corto respiro ma deve avere una logica strutturale e permanente».

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