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Fisco, sconti al bivio tra bonus temporanei e crediti d’imposta

Gli sconti fiscali diventano protagonisti anche nei lavori in corso sulla riforma Irpef nell’indagine delle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Per due ragioni: la prima è la più stringente, ed è collegata alla necessità di raccogliere risorse per una riforma che, come riconosciuto da quasi tutti gli esperti ascoltati in Parlamento, non può essere certo finanziata né a deficit, né con il Recovery Plan né, tantomeno, con i tre miliardi scarsi dello stanziamento messo dalla legge di bilancio e non prenotati dall’assegno unico. Ma ad alimentare il coro di chi chiede di rivedere il sistema degli sconti c’è anche un obiettivo più strutturale: quello di ricostruire un’architettura fiscale ordinata che recuperi equità e una progressività più lineare di quella attuale.

I lavori delle due commissioni presiedute da Luigi Marattin (Iv) e Luciano D’Alfonso (Pd) sono entrati nel rettilineo finale verso il traguardo della proposta parlamentare. Terminato un vasto giro di audizioni che ha coinvolto tutte le principali istituzioni, associazioni ed esperti, il calendario prevede ora gli appuntamenti clou con l’Fmi, con il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni e con il titolare dei conti italiani Daniele Franco. Ma già in queste settimane è partito il confronto politico con l’obiettivo di arrivare a una proposta il più possibile unitaria da parte del Parlamento.

Il focus si è concentrato in particolare su 12 temi (Sole 24 Ore del 27 febbraio), che spaziano dalla riscrittura delle aliquote Irpef al ripensamento delle tasse sui capitali, dal rilancio dell’Iri alla revisione di accertamento e giustizia tributaria. Ma in questo panorama ampio ci sono alcuni capitoli che già ora appaiono destinati a occupare la prima fila. E tra questi, inevitabilmente, c’è il riordino degli sconti fiscali.

L’ordine di grandezza del costo di una riforma fiscale è ben rappresentato, per esempio, dalle simulazioni condotte al Mef già dal 2018-19, quando a Via XX Settembre c’era Giovanni Tria, e riproposte nel documento depositato dalle Finanze in audizione come ipotesi di studio tecniche. I modelli di revisione dell’Irpef presi in considerazione sono due: il primo riduce le cinque aliquote a tre (23%, 33%, 43%), il secondo prova ad applicare la progressività continua alla tedesca. Nel primo caso i benefici andrebbero dai 481 euro per i redditi fra 8 15mila ai 1.012 nella fascia 40-55mila. Nel secondo ci sarebbe un beneficio medio da 805 euro e effetto più marcato sul Pil. Si tratta di ipotesi di studio, non di proposte politiche di riforma. Ma il punto chiave è il costo, che in entrambi i casi viaggia intorno ai 20 miliardi di euro, e può essere quasi dimezzato con una revisione degli sconti fiscali.

L’esigenza di rimettere mano alla pletora di deduzioni e detrazioni è ufficialmente condivisa dai partiti, ma soprattutto è stata sottolineata senza eccezioni da tutti gli interventi in audizione. Il presuposto è quello di aggredire gli almeno 15 miliardi di spese fiscali che non sono collegate alla salute, alla famiglia, già oggetto di riordino con l’assegno unico, e al patrimonio.

Tra le opzioni più di peso emerse nelle analisi delle audizioni, due in particolare promettono di occupare la scena: una guarda alla trasformazione delle attuali deduzioni e detrazioni attuali in crediti d’imposta, per esempio del 10%, con l’obiettivo di facilitarne l’utilizzo effettivo rendendole spendibili all’atto del pagamento e di concentrarne gli effetti sulle sole spese sostenute con modalità tracciabili. Per alcune voci, poi, l’Ufficio parlamentare di bilancio (ma sulla stessa linea sono intervenuti l’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco) ha sottolineato l’esigenza di rendere temporanei alcuni sconti: che servono a incentivare alcuni settori economici ma che, introdotte a tempo indeterminato, rischiano di alimentare distorsioni. Un caso che secondo gli esperti si verifica soprattutto in edilizia, con i bonus e superbonus per le ristrutturazioni e le riqualificazioni energetiche e la cedolare sugli affitti.

Per mettere ordine al sistema c’è chi, come Confindustria, chiede di introdurre modalità di verifica ex post degli sconti, per esaminarne gli effetti concreti sull’economia e correggerne in corsa eventuali difetti, cancellare quel che non funziona e confermare quello che sostiene davvero sistemi produttivi e famiglie.

Una ricca esperienza del passato è lì a dimostrare che quando si dovrà passare dall’analisi tecnica alle proposte concrete il cammino si complicherà per il groviglio di interessi che qualsiasi proposta sulle tax expenditures finisce per colpire. Ma un fatto è certo: senza il coraggio di riordinare la materia sarà impossibile portare avanti in modo credibile una proposta di riforma fiscale per il semplice fatto che mancheranno le risorse minime per finanziarla.

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