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Fisco, riforma avviata a giugno

I passaggi finali nella costruzione del Recovery Plan hanno avuto qualche incertezza nel definire modi e tempi della riforma fiscale. Ma ora che i bulloni su procedure e calendario si sono stretti dopo un fitto confronto con Bruxelles, prende forma il calendario e la dimensione della sfida.

La prima parola tocca al Parlamento, con la risoluzione chiamata a concludere l’analisi condotta da gennaio nell’indagine conoscitiva delle commissioni Finanze. Il documento dovrà arrivare entro la fine di giugno, meglio se con qualche settimana di anticipo, per dare al governo il tempo necessario a scrivere la legge delega entro il 31 luglio come da Pnrr concordato con la Ue. Dopo di che entrerà in campo la commissione di esperti per la definizione dei decreti attuativi.

Nella sua replica al Senato il premier Draghi non ha voluto addentrarsi nei contenuti della riforma, spiegando che «è presto per farlo». Una scelta dettata appunto dalla volontà di lasciare in questa fase campo libero al Parlamento. Ma anche dalla consapevolezza che sul fisco la grammatica di un possibile linguaggio comune nella maggioranza larga che sostiene il governo è tutta da costruire.

Anche per questa ragione il Pnrr che nelle prossime ore sarà inviato alla Ue fotografa la riforma con un’inquadratura larghissima. Che non offre dettagli. Certo, secondo il Piano la revisione dell’Irpef dovrà avere l’obiettivo duplice di «semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo» e di «ridurre gradualmente il carico fiscale», senza «intaccare la progressività» e l’«equilibrio dei conti pubblici». Ma fin qui siamo sul solido terreno dell’ovvio. Non è più originale, ma è parecchio ambiziosa, l’idea di raccogliere la sterminata legislazione italiana in un unico Codice tributario.

Ma quali dovranno essere i contenuti del Codice? Il Piano non ne parla, e non degna di una citazione temi decisivi come la revisione delle tax expenditures (anzi si affaccia l’idea di qualche nuova detrazione come quella per i libri di testo universitari collegata al Family Act), la riforma del Catasto (richiamata nelle Raccomandazioni Ue che sono fra i punti di riferimento del Pnrr) o la scelta di fondo sul mantenimento o meno del sistema duale che separa redditi e capitali.

Qualche dettaglio in più arriva invece sulla lotta all’evasione, che almeno sul piano teorico non trova oppositori espliciti nei partiti.

Il rilancio dell’antievasione, secondo le più ottimistiche previsioni del Piano, punterà sul potenziamento delle analisi di rischio e su un ricambio generazionale con un pacchetto di assunzioni. Il patrimonio informativo di cui ora dispone l’amministrazione finanziaria permette agli 007 del fisco di individuare le posizioni da controllare. Grazie al potenziamento di strumenti come intelligenza artificiale, machine learningtext mining, analisi delle relazioni (Sole 24 Ore di lunedì). L’obiettivo resta quello di ridurre il tax gap ossia la differenza tra quanto è dovuto dai contribuenti e quanto poi viene incassato. Un differenziale tra i più alti d’Europa, molto sopra i 100 miliardi di euro.

Le nuove analisi di rischio saranno favorite anche da un consistente ricambio del personale, con l’assunzione di figure nuove per il Fisco dai data scientist a ingegneri e informatici. A questi fini il Recovery ricorda che oltre all’assunzione di 4.113 dipendenti già bandita si aggiungerà il reclutamento di ulteriori 2mila persone.

Le nuove tecnologie di analisi dei dati torneranno utili anche per calibrare la riforma. È il caso delle micro simulazioni su Irpef e Iva che oggi è in grado di elaborare il dipartimento Finanze, come ha spiegato ieri il direttore Fabrizia Lapecorella in audizione al commissione sull’Anagrafe tributaria. Cui si aggiungono le informazioni sull’andamento delle fatture elettroniche. Con l’emergenza Covid, i dati dell’e-fattura e delle liquidazioni periodiche Iva, ha ricordato Lapecorella, «hanno permesso di simulare l’andamento del fatturato e dei costi delle imprese in modo tempestivo e robusto ai fini della valutazione d’impatto dello shock pandemico su indicatori come l’utile di cassa o il fabbisogno di liquidità delle imprese».

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