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Il Fisco recupera in otto anni

Recupero in tempi lunghi per il contributo a fondo perduto non spettante: la richiesta di restituzione potrà essere effettuata entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di erogazione della somma. Con una sanzione compresa tra una e due volte l’ammontare del contributo indebitamente percepito. Ai fini dell’attribuzione rileva il fatto di avere una partita Iva attiva e, inoltre, l’attività di impresa o di lavoro autonomo congiuntamente a quella di lavoro dipendente consente comunque di inoltrare la richiesta. Sono queste alcune delle indicazioni che emergono dall’agenzia delle entrate nella circolare n. 15 del 13 giugno illustratIva delle disposizioni contenute nell’articolo 25 del dl rilancio in materia di contributo a fondo perduto.

Il recupero del contributo non spettante. Era già stato segnalato come il testo della norma disciplinasse una modalità e una tempistica per il recupero del contributo non spettante diversa rispetto all’usuale periodo di accertamento. A tale proposito, infatti, il comma 12 dell’art. 25 del dl 34, richiama, le disposizioni dell’art. 27, commi 16 e seguenti del dl 185 del 2008. Tale ultima norma venne introdotta nell’ordinamento con la finalità di dare più tempo all’amministrazione finanziaria per procedere, con apposito atto, al recupero dei crediti indebitamente compensati in quanto inesistenti fissando un termine di recupero sino al 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di utilizzo del credito e cioè del relativo passaggio di detta posta nel modello di pagamento F24. È del tutto evidente, che in relazione al contributo a fondo perduto il parallelo con il credito non può essere effettuato ed è dunque, in questo contesto, da intendersi riferito al 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello di erogazione della somma. Nel caso dovesse verificarsi detta ipotesi, come accennato, la sanzione prevista è quella dell’articolo 13, comma 5 del dlgs 471/97 e dunque una sanzione da una a due volte l’ammontare del contributo. Ai fini dei successivi controlli viene delineato dalla norma un percorso parallelo a quello previsto, in termini di tempistiche e di sanzioni, rispetto all’accertamento ordinario. Nell’ipotesi in cui il percettore dovesse procedere alla restituzione spontanea del contributo indebitamente percepito, la sanzione prevista dalla norma potrà essere ridotta attraverso il ravvedimento operoso. Nell’ambito delle previsioni del decreto legge rilancio il termine ampio per il recupero previsto dal dl n. 185/08 è più volte richiamato. Si pensi, ad esempio, a quanto previsto dal comma 4 dell’art. 121 del decreto in materia di cessione dei crediti di imposta.

La titolarità della partita Iva. Un passaggio importante della circolare riguarda i soggetti che, al momento della presentazione dell’istanza, risultano essere cessati e dunque non possono proporre richiesta per il contributo.

Il documento di prassi precisa che, nella sostanza, il concetto di cessazione è da intendersi riferito al fatto che la partita Iva sia chiusa. La posizione sembra dunque confinare l’impossibilità di presentazione della richiesta ai fini della successiva erogazione a dette fattispecie preservando situazioni nelle quali, in fatto, l’attività è terminata ma risulta essere esistente la posizione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto. Non sarà rilevante il fatto che la posizione Iva venga chiusa dopo la presentazione dell’istanza e, in questa ipotesi, il contributo sarà definitIvamente acquisito fermo restando l’obbligo di conservare i documenti che hanno rappresentato la base per formulare la richiesta. Inoltre, è necessario prestare attenzione al concetto di «impresa in difficoltà» così come richiamato dall’art. 2 punto 18 del Regolamento Ue n. 651/2014: la circolare n. 15/E evidenzia come a tali soggetti non spetti il contributo sulla base delle modificazioni del quadro temporaneo agli aiuti d’impresa di cui alla Comunicazione della Commissione del 19.03.2020 C(2020) 1863.

I lavoratori dipendenti. Un chiarimento importante, di apertura ma che non appare in linea con il dettato letterale della norma, ha riguardato coloro che svolgono attività di lavoro dipendente ed hanno anche una posizione Iva. L’agenzia afferma che il contributo potrà essere richiesto indipendentemente dal fatto di svolgere anche lavoro dipendente nel senso che solo l’esclusività come dipendente preclude, ovviamente, la possibilità di accedere all’agevolazione. Tale indicazione è apprezzabile da un punto di vista agevolativo, fermo restando che l’interpretazione fornita presta il fianco a qualche distorsione nel momento in cui, ad esempio, non è fissato un limite di reddito di lavoro dipendente al quale fare riferimento.

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