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Il Fisco porta a casa 20 miliardi di evasione ma 6,5 sono di sanatoria

Batte un nuovo record il recupero dell’evasione fiscale. Il risultato nel 2017 è stato di 20,1 miliardi di risorse affluite nelle casse dello Stato: si tratta del 5,8 per cento in più rispetto allo scorso anno. Il bilancio della legislatura, dal 2013, si chiude con un incremento del «tesoretto» del 53 per cento.
Un pacchetto di dati positivi illustrati ieri dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, con l’intervento del presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. « Dall’incremento della responsabilità e della semplicità fiscale vengono risorse per ridurre le tasse » , ha detto il premier facendo riferimento ai due pilastri sui quali si è fondata l’azione del governo e ha invitato ad « impegnarsi a fondo» nella prossima legislatura per ridurre le «tasse sul lavoro».
«Aiutiamo gli onesti e puniamo gli evasori » , ha osservato Padoan. Il ministro dell’Economia ha definito l’aumento della riscossione un « fenomeno strutturale» e ha osservato che l’area di « maggiore criticità » resta l’Iva.
Tornando alle cifre i 20,1 miliardi che l’Agenzia ha incassato per conto dello Stato salgono a 25,8 se si calcolano anche i proventi recuperati dall’Agenzia per conto di Comuni, Regioni e Inps.
Dove ha inciso l’azione dell’Agenzia delle Entrate? Se si considerano i soli 20,1 miliardi destinati allo Stato centrale, la maggior parte deriva da controlli e accertamenti che hanno portato circa 11 miliardi con un incremento del 14,6 per cento rispetto all’anno precedente. Circa 1,3 miliardi vengono dalla cosiddetta compliance che risulta quasi triplicata (sono state spedite nel 2017 circa 1,5 milioni di lettere di invito « amichevole » ): un’azione che si ispira alla strategia del fisco dal «volto umano» che ieri Ruffini ha sintetizzato con una battuta: «Guardiamo ai cittadini e non ai codici fiscali » . Il resto, circa 7,4 miliardi, proviene dai cosiddetti ruoli cioè dalla riscossione coattiva di debiti dei contribuenti con il fisco già conclamati e definitivi. Si tratta delle « pratiche » che, prima della ristrutturazione messa in atto da Ruffini, erano affidate alle mani di Equitalia.
Un capitolo a parte è quello delle misure varate dal governo Renzi per recuperare i capitali all’estero (cioè la voluntary disclosure) e per rottamare le cartelle esattoriali “ incagliate”. Negli ultimi due anni la prima versione della voluntary ha prodotto un gettito di 4,5 miliardi di cui 400 milioni durante lo scorso anno. Senza contare che i dati ufficiali dell’Agenzia diffusi ieri non considerano ancora la voluntary bis, chiusa alla fine del 2017, alla quale potrebbero essere imputati altri 6-800 milioni.
Decisivo anche l’apporto della rottamazione, varata dal governo nel 2016, che nel 2017 ha contribuito per 6,5 miliardi. Si tratta di misure una tantum destinate tuttavia a portare nuove risorse anche nei prossimi anni: la “ rottamazione 2”, che si chiuderà il 15 maggio, potrebbe infatti recuperare quest’anno ulteriori 1,5 miliardi. Sanatorie a parte, che pure hanno il loro peso, qualche segnale sul comportamento dei contribuenti italiani emerge: l’Agenzia delle Entrate nota infatti che il gettito delle principali imposte ( Iva, Irpef, regionali ecc.) sta cominciando a dare segnali «spontanei» di recupero. Lo segnalerebbe il ritmo di crescita di questo aggregato (pari in termini assoluti a 412,6 miliardi) che nel 2017 ha registrato un incremento del gettito dell’ 1,9 per cento, più della crescita del Pil.

Roberto Petrini

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