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Fisco, più tempo per la delega Slitta a maggio il decreto sui reati con la norma del 3%

l decreto su certezza del diritto e reati tributari, con la norma sul 3%, non sarà esaminato nel consiglio dei ministri del 20 febbraio ma slitta a maggio. Il premier Renzi: necessaria un’ulteriore verifica, Berlusconi non c’entra.

Il decreto sui reati tributari con la tanto contestata norma sul 3% non sarà esaminato nel Consiglio dei ministri del prossimo 20 febbraio. Si profila uno slittamento in primavera, molto probabilmente a maggio. Mentre l’attuazione della delega fiscale (legge 23/2014) dovrebbe guadagnare altri sei mesi di tempo rispetto alla scadenza del 27 marzo: tre mesi a disposizione del Governo per varare i provvedimenti e altri tre al Parlamento per esprimere i pareri (come anticipato ieri dal Sole 24 Ore). E il veicolo in cui imbarcare la proroga sarà la conversione del decreto legge sull’Imu agricola, ora al Senato. È quanto emerso ieri nell’audizione del viceministro dell’Economia, Luigi Casero, svoltasi in commissione Finanze alla Camera. In questo modo, la parte sulla fiscalità delle imprese sarà in vigore dal 1° giugno e quella sull’accertamento dal 1° settembre, secondo la road map indicata ieri sera dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
Il 20 febbraio sarà esaminato dal Governo il pacchetto di norme sullo sviluppo e la concorrenzialità per le imprese italiane e straniere a partire dall’estensione del ruling internazionale con la cooperative compliance (stralciata dal decreto sulla certezza del diritto), la fattura elettronica anche tra privati, il catasto e la riforma dei giochi.
Sarà invece oggetto di un più attento approfondimento tutto il complesso di regole destinate a rivedere la disciplina di accertamento, contenzioso e reati tributari. Più tempo, quindi, anche per sciogliere il nodo della soglia di non punibilità del 3% ribattezzata norma «salva-Berlusconi». Questo, però, si porta dietro anche l’allungamento dei tempi sull’introduzione di una disciplina dell’abuso del diritto e sul raddoppio dei termini di accertamento, che molto verosimilmente consentirà all’amministrazione finanziaria di blindare anche gli avvisi 2015.
A confermare l’intenzione di arrivare a una stesura per macro-capitoli è stato il premier, Matteo Renzi, in un’intervista a SkyTg24: «La prima parte della delega “Il fisco come consulente” sarà in discussione nel Consiglio dei ministri del 20 febbraio ed entrerà in vigore il 1° giugno». Mentre la parte relativa ad «accertamento, riscossione e abuso del diritto la stiamo studiando, riflettiamo per evitare che accada una schifezza ma dal 1° settembre avremo un sistema che funziona dove si riescono a riportare a casa tutti i soldi». A suo avviso, «il caso Falciani è emblematico: l’Italia ha contestato 740 milioni di potenziale evasione e ne ha portati a casa 29: la Francia ha fatto un’indagine e ha scelto di contestare un tot di evasione, riuscendo a portare a casa tutti i soldi, così come la Germania. Si chiederanno perché gli italiani non riescono a portare a casa tutti i soldi». E ancora una volta il Premier è tornato a ribadire l’estraneità della norma del 3% rispetto al leader di Forza Italia: «Oggi abbiamo deciso di verificare bene la delega fiscale» ma con questo rinvio Berlusconi e il timore di norme a lui favorevoli «non c’entrano niente».
Per la revisione del regime forfettario per le partite Iva si rafforza l’ipotesi di tenere in vita per tutto il 2015, su opzione del contribuente, il regime dei minimi del 5% con un emendamento al Dl Milleproroghe. Successivamente all’approvazione della modifica proposte da Scelta civica – come precisano fonti di Governo – nel decreto sulla fiscalità internazionale del 20 febbraio prossimo potrebbe arrivare una revisione più ampia sulle piccole partite Iva.
In mattinata era stato il viceministro Casero a precisare che il decreto su reati e abuso non sarebbe stato esaminato il 20 febbraio e a conferma che si sarebbe andati verso una proroga di sei mesi per l’attuazione: «Il 20 ci dedicheremo allo sviluppo e alla concorrenzialità delle imprese – ha detto Casero – e in un momento successivo potremo affrontare accertamento, contenzioso e sanzioni, così avremo un tempo maggiore per dialogare su questi temi all’interno del Parlamento e con il Paese per arrivare a provvedimenti che speriamo siano il più condivisi possibile». Un approccio accolto con favore dai presidenti della commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone, («ora si può iniziare a discutere a fondo nel merito delle questioni, con una fisiologica distinzione tra maggioranza e opposizione») e di quella del Senato, Mauro Maria Marino, («una discussione parlamentare approfondita e non frettolosa è quanto mai necessaria»).

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