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«Fisco più semplice spinta per la crescita»

Un «fattore fondamentale» per far ripartire la crescita. Così Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, ha definito la legge delega sulla riforma fiscale, nell’audizione di ieri alla Commissione Finanze della Camera. «È una riforma a costo zero, ma che può dare un enorme contributo in termini di stabilità, certezza, semplificazione del sistema fiscale». Per questo secondo il presidente di Confindustria «non si può perdere questa occasione». E ha sollecitato al governo e al parlamento un «impegno forte» per raggiungere questo obiettivo.
Il presidente degli industriali aveva già ottenuto la rassicurazione del governo (approvazione entro l’anno), nell’incontro a Palazzo Chigi del 5 settembre, in cui Mario Monti ha sollecitato le parti sociali a trovare un accordo sulla produttività. «Cerchiamo di stringere i tempi al massimo, questione di giorni o di qualche settimana», ha detto Squinzi sull’argomento. Si tratta di definire come implementare l’accordo di giugno 2011 con i sindacati su contratti aziendali e produttività. «I margini ci sono sempre, stiamo parlando con i sindacati ed il governo, e questo è molto importante». Nella serata di ieri c’è stato anche un incontro riservato con il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.
Squinzi è tornato anche sulla questione Fiat: «Sono in difficoltà a parlarne come presidente di Confindustria, perché non è più associata. Da imprenditore e cittadino italiano ritengo molto importante che ci sia un colloquio tra governo e azienda, perché la Fiat è un pezzo importante del manifatturiero italiano ed un grande paese industriale non può non avere una forte industria automobilistica». Ed ha ancora aggiunto: «Mi auguro che le difficoltà attuali del mercato dell’auto siano temporanee, c’è una caduta dei consumi non normale, anche in altri settori. Nelle costruzioni c’è stato nei primi sei mesi un calo del 25%».
Mettere al centro il manifatturiero. Ed il fisco è uno degli elementi cruciali per la competitività. Squinzi lo ha sottolineato durante l’audizione, durata quasi due ore, nella quale erano presenti anche il presidente del Comitato per il fisco di Confindustria, Andrea Bolla, e il direttore generale, Marcella Panucci. Il nostro sistema fiscale, ha esordito il presidente degli industriali, ha molti gap rispetto ai paesi più avanzati in termini di equità, stabilità e certezza delle regole, oltre che una maggiore pressione fiscale, che si attesterebbe al 45% nell’ipotesi della completa attuazione di tutte le misure varate, arrivando al 55% quasi se si sottrae il pil sommerso. Il total tax rate sulle imprese in Italia secondo la Banca mondiale è 68,5%, il livello più elevato tra i paesi europei (in Germania è 46,7, nel Regno Unito 37,3). Secondo l’Ocse il cuneo fiscale tra salario lordo e netto è al 47,6%, 10 punti più della media.
Ridurre il prelievo fiscale resta un obiettivo di più lungo periodo, viste le finanze pubbliche. Intanto «è necessario intervenire sulle normative vigenti». Sull’equità fiscale, bene la revisione del catasto, che però non deve comportare ulteriori aggravi di prelievo. La razionalizzazione delle tax expenditures è auspicabile che venga fatta sulla base di analisi scientifiche e tra le finalità prioritarie deve esserci anche il rafforzamento della competitività delle imprese. Sulla semplificazione occorre rivedere e ridurre, ha sottolineato Confindustria, regimi e adempimenti. Tra i vari temi è importante ridurre e uniformare i diversi obblighi di comunicazione in materia di Iva. Una preoccupazione sollevata da Squinzi è un intervento sulla tassazione ambientale: nuove forme di imposizione per garantire l’equilibrio ambientale e una revisione della disciplina delle accise sui prodotti energetici, per finanziare le fonti rinnovabili. Il rischio è un aumento dei costi energetici, da evitare.
Inoltre è importante rivedere, migliorando la formula del testo, la norma sull’abuso del diritto: bisogna far sì che la scelta del contribuente per l’opzione fiscalmente meno onerosa non sia mai censurabile, salvo i casi in cui il risparmio di imposta sia indebito. Occorre anche una riforma del contenzioso, per ridurre i casi pendenti, e accelerare i processi: durano in media 180 giorni per una sospensione cautelare, oppure 823,2 per il primo grado di ricorso. Giudizio comunque positivo. «Nel paese è diffuso il consenso sulla lotta all’evasione, altrettanto è la consapevolezza che equità, semplificazione e certezza – è stato il commento di Bolla – sono obiettivi altrettanto importanti quanto la riduzione della pressione fiscale. Se per raggiugnere questo fondamentale secondo obiettivo ci sono oggettivi vincoli di bilancio, per il primo basta la volontà. Per questo è cruciale concludere rapidamente l’iter di approvazione».

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