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Fisco più leggero, tempi lunghi per riscuotere

di Mario Sensini

ROMA— Il governo è disponibile ad allungare a 180 giorni i tempi che, dal primo luglio , fanno scattare l’esecutività degli accertamenti fiscali, quindi l’obbligo per il contribuente di pagare tutto l’ importo richiesto, o il 50%nel caso della presentazione di un ricorso. E non è tutto perché per alleggerire la pressione su Equitalia, l’agenzia pubblica della riscossione, oggetto di critiche e attacchi sempre più violenti negli ultimi mesi, il governo è fermamente orientato a rinunciare dal 2012 alla riscossione per conto dei comuni. Le loro pretese verso i contribuenti affidate ad Equitalia (come le multe non pagate) risultano molto spesso errate, incomplete, se non del tutto infondate. Vanificando così gli sforzi dell’amministrazione per creare l’immagine di un fisco severo, ma equo e corretto, e costruire un rapporto di fiducia con i contribuenti. La modifica alle norme sui termini della riscossione arriverà nei prossimi giorni con un emendamento dell’esecutivo al decreto sviluppo all’esame della Camera, dove si è già scatenata una gara tra maggioranza e opposizione a colpi di emendamento, con l’obiettivo comune di favorire i contribuenti. In Commissione Bilancio sono state presentate decine di proposte di modifica che puntano all’allungamento degli attuali termini della riscossione fissati dal governo prima in 60 giorni poi in 120, passati i quali, senza il pagamento da parte dei contribuenti, fanno scattare le azioni esecutive da parte del fisco (fermo amministrativo delle automobili, pignoramenti immobiliari e così via). Molti deputati chiedono che, prima di pagare, siano concessi ai contribuenti almeno 12 mesi di tempo, ma su una dilazione così consistente il governo non è affatto daccordo. Sei mesi vengono considerati un compromesso accettabile, anche per le conseguenze che l’allentamento della riscossione avrebbe sul gettito, e d u n q u e s u l b i l a n c i o . Dall’esecutività immediata degli accertamenti era atteso quest’anno un gettito aggiuntivo di 400 milioni di euro, e di oltre il doppio nel 2012 e a regime. L’allungamento a 180 giorni determinerebbe lo slittamento di una parte di queste entrate al prossimo anno, ma ciò, sostiene il governo, non creerebbe problemi eccessivi. Le modifiche che l’esecutivo sta preparando non si limitano ai tempi della riscossione. Per bilanciare le nuove regole in vigore da luglio, arriveranno almeno altri tre correttivi. Le pretese di basso importo, fino a 2 mila euro, prima di entrare nella normale procedura della riscossione, saranno precedute da un "avviso bonario"di pagamento ai contribuenti. E se la richiesta di pagamento non oltrepassa la soglia dei 20 mila euro sarà possibile il pignoramento immobiliare a tutela dei creditori, ma non l’esecuzione, cioè la vendita all’incanto della casa. Un altra modifica, poi, impedirà l’anatocismo, ovvero che ai contribuenti venga chiesto il pagamento degli interessi di mora anche sugli interessi maturati in precedenza. L’abbandono della riscossione per conto dei Comuni, e degli altri enti che utilizzano Equitalia e le sue controllate per la riscossione dei crediti, avverrà, invece, senza ricorrere ad alcuna norma di legge. Molto più semplicemente, Equitalia e le sue società, non parteciperanno alle gare che i Comuni dovranno indire nel 2012 per l’affidamento del servizio di riscossione. Secondo il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ed il direttore dell’Agenzia delle Entrate e presidente di Equitalia, Attilio Befera, il gioco non vale la candela. L’anno scorso Equitalia ha riscosso 7 miliardi di crediti fiscali e previdenziali per conto dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps, e 1,9 miliardi di euro per conto degli enti locali, guadagnandoci l’aggio del 9%. Un margine cui Equitalia è ormai pronta a rinunciare per evitare l’assalto agli sportelli dei contribuenti inferociti davanti alla richiesta di pagare multe già pagate o annullate dai giudici di pace, delle quali i comuni non tengono traccia. Befera prima ha provato con le buone maniere, ad esempio regalando i computer ai giudici di pace per metterli in contatto telematico con i comuni, perché provvedessero a prendere atto delle sentenze. Poi, con un atto di forza, si è addirittura surrogato ai creditori, accogliendo le istanze dei contribuenti e chiedendone spiegazione ai comuni, con la minaccia di annullare le cartelle esattoriali. Ora si arriva all’atto conclusivo. Necessario, secondo il governo, per consentire alla macchina fiscale di lavorare al meglio, senza perseguitare i contribuenti onesti. Anche perché c’è ancora moltissimo lavoro da fare sui disonesti. Come dimostrano le centinaia di migliaia di lettere appena spedite dall’Agenzia delle Entrate ai contribuenti che, nel 2009, sono riusciti a spendere almeno il 20%in più di quanto dichiarato al fisco. Una letterina semplice ed educata, in piena linea con l’idea di un fisco rispettoso dei contribuenti, ma anche determinato ad andare fino in fondo per stanare gli evasori.

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