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Fisco, passano i maxisconti per chiudere le controversie

Arrivano gli sconti, sostanziosi, per la chiusura delle liti pendenti con il Fisco, mentre la definizione agevolata viene consentita anche per le dichiarazioni fiscali tardive, non solo quelle presentate entro la fine dell’ottobre scorso. Sono queste le principali novità introdotte dagli emendamenti al decreto fiscale, che la Commissione Finanze del Senato ha iniziato a votare ieri per finire a notte inoltrata. Oggi il testo del decreto, collegato alla manovra di Bilancio, è atteso nell’Aula di Palazzo Madama, ma deve ancora passare all’esame della Camera, e non si esclude che il governo chieda un voto di fiducia per accelerare l’iter.

Intanto passa un emendamento della Lega Nord che amplia le agevolazioni previste per la chiusura delle liti fiscali pendenti. Si prevede uno sconto del 10% sugli importi pretesi dal Fisco, con l’eliminazione di sanzioni e interessi, per chiudere una controversia per la quale sia stato presentato solo il ricorso in sede di giustizia tributaria.

In caso di vittoria in Commissione tributaria di primo grado i contribuenti avranno la possibilità di chiudere la partita subito, pagando il 40% degli importi che vengono contestati dall’amministrazione fiscale. L’abbuono salirà all’85% della pretesa nel caso i contribuenti l’avessero spuntata anche nel secondo grado di giudizio. Basterà infine versare il 5% per chiudere definitivamente una controversia pendente in Cassazione, sempreché il contribuente avesse avuto ragione in primo e secondo grado. Il testo del governo prevedeva solo uno sconto del 50% in caso di vittoria in primo grado e dell’80% in caso di successo in appello. Resta invariata la scadenza delle rate per i pagamenti: quando sono superiori a mille euro è possibile la dilazione del versamento fino a cinque anni (quattro rate annuali). Anche la definizione agevolata, senza il pagamento di sanzioni e interessi, prevista originariamente per i processi verbali di contestazione e gli atti di accertamento, poi estesa in Senato agli errori formali delle dichiarazioni dei redditi, si amplia ulteriormente. Il meccanismo, infatti, ora si allarga alle dichiarazioni tardive, quelle presentate entro i 90 giorni successivi alla scadenza. La definizione agevolata vale sia per le dichiarazioni tardive relative al 2017, presentate entro il 31 ottobre, ma anche per quelle precedenti. La sanatoria degli errori formali decisa al Senato permette di incassare un maggior gettito, che per il 2020 è stato già finalizzato: ci saranno altri 50 milioni per la riduzione delle liste di attesa nella sanità e 40 milioni per rafforzare la dotazione del pacchetto Industria 4.0. Approvati anche un emendamento che esenta medici e farmacisti, per ragioni legate alla normativa sulla privacy, dall’obbligo di emissione della fattura elettronica dal prossimo gennaio. Scende, da 30 a 20 milioni di euro, l’importo dell’investimento per il quale le imprese possono «interpellare» l’Agenzia delle Entrate, e definire il trattamento fiscale futuro. Nasce anche un tavolo ministeriale sul caporalato, e viene autorizzata la mobilità in deroga per i lavoratori delle aree industriali di Gela e Termini Imerese. Approvato anche l’emendamento «omnibus» che oltre a cancellare la «dichiarazione integrativa», reintroduce il bonus bebè, stanzia fondi per le recenti alluvioni, riduce le tasse sulle sigarette elettroniche e ne introduce una dell’1,5% sulle transazioni attraverso i money transfer. Passa anche una norma che consente a banche e assicurazioni non quotate di applicare principi contabili che le proteggano dalle oscillazioni dello spread. Ok, infine, agli incentivi per la rete in fibra ottica Tim-Open Fiber e rinviato all’aula il nodo della rottamazione delle cartelle relative a Imu e Tasi.

Mario Sensini

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