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Fisco, no alle valutazioni

E’ illegittima la rettifica operata in sede di controllo automatizzato basata su valutazioni di merito. A ribadirlo l’ordinanza 6988/2021, con la quale la Cassazione ha accolto il ricorso avverso la cartella di pagamento che, a seguito del disconoscimento della spettanza di un credito d’imposta, per mancanza dei requisiti normativi, ne recuperava la somma utilizzata in compensazione.

I giudici, sul solco di precedenti pronunce (Cass. Sez. 5, sent. 14949/2018), sottolineano la natura meramente «cartolare» del controllo automatizzato, basato sui dati dichiarati e limitato alle attività tassativamente elencate dall’art. 36 bis del dpr 600/73 e dalla norma speculare prevista per le dichiarazioni Iva, art. 54 bis, dpr 633/72: la correzione di errori materiali e di calcolo, il ricalcolo di detrazioni e deduzioni erroneamente determinate, il corretto riporto di eccedenze d’imposta, la congruità e tempestività dei versamenti. Attività d’immediato riscontro che non richiedono alcuna valutazione e/o interpretazione dei dati inseriti in dichiarazione, in linea con la semplificazione degli adempimenti, l’immediata regolarizzazione di errori formali e la tempestiva erogazione di rimborsi spettanti, voluti dalla riforma del 1997 (dlgs 241/97) . Ragion per cui, il controllo di merito che ha rilevato l’assenza dei requisiti fissati ex lege, nel caso di specie relativi al credito per l’incremento dell’occupazione, non è contemplato tra le attività basiche di riscontro automatico, ponendosi piuttosto quale attività accertativa per la quale occorre un avviso di recupero del credito d’imposta che preceda l’emissione della cartella di pagamento. I giudici qualificano come interpretazione di una disposizione normativa quella che «disciplina la spettanza o meno di un credito d’imposta» richiamando quanto già espresso dalla stessa Corte con ordinanza 30791/2018, nella quale si sottolineava che la «sintetica motivazione» della cartella emessa ex art. 36 bis fosse insufficiente a spiegare i motivi che hanno determinato il recupero delle somme a ruolo. Il controllo automatizzato, concepito quale rapido strumento di definizione dei dati dichiarati e tale da non richiedere alcuna attività istruttoria, a parere della Cassazione, è inidoneo a supportare l’attività discrezionale del controllo di merito sulla sussistenza dei requisiti in capo ad un determinato soggetto, non essendo previsto, nella norma che lo disciplina, un atto da cui emerga la motivazione e l’iter valutativo con cui l’amministrazione ha disconosciuto la spettanza di un’agevolazione.

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