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Fisco, nessuno è senza peccato

Più di 9 controlli fiscali su 10 si sono chiusi nel 2014 con almeno un rilievo a carico del contribuente. Solo nel 6% dei casi i verificatori hanno constatato che fosse tutto in regola, senza quindi chiedere nulla alla persona fisica o giuridica sottoposta a controllo. È quanto emerge dal Rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all’evasione fiscale, allegato alla nota di aggiornamento del Def 2015 varata venerdì scorso dal governo.

Le attività di controllo poste in essere nel 2014 dall’Agenzia delle entrate hanno avuto esito positivo (per l’erario) nel 94,2% dei casi.

Su 642 mila controlli eseguiti, quelli andati a bersaglio sono stati 605 mila, con un tasso di positività del 94,2%. Sintomo, evidenzia il Mef, di una «notevole efficacia dei criteri di selezione adottati, in particolare per ciò che riguarda gli accertamenti nei confronti delle imprese di maggiore dimensione, contraddistinti anche da un maggior tasso di redditività».

Nel caso dei grandi contribuenti, ossia delle aziende con fatturati superiori ai 100 milioni di euro, sui 3.112 controlli eseguiti ben 3.015 si sono conclusi con una contestazione di natura tributaria (96,9%). Percentuali ancora più elevate si registrano nei confronti delle medie imprese (97,9%, a fronte di 14 mila controlli svolti) e soprattutto delle piccole e dei professionisti (97,2%), dove per altro i controlli sono stati in valore assoluto ben più numerosi (160 mila verifiche complessive). Fisco quasi infallibile pure per quanto riguarda gli enti non commerciali: su 5.318 attività di controllo, 5.273 hanno portato alla luce delle irregolarità tributarie (99,2%). Percorso netto, infine, per gli accertamenti derivanti da atti e dichiarazioni soggetti a registrazione: qui gli 007 dell’Agenzia hanno totalizzato il 100%, con 43.660 esiti positivi su altrettanti controlli effettuati.

La maggiore efficacia in sede di selezione dei contribuenti da sottoporre a verifica si dovrebbe riverberare anche sulle adesioni ai rilievi del fisco. Tuttavia, il dato complessivo degli istituti definitori della pretesa tributaria fa segnare un calo del 2,6% rispetto al 2013. A fronte dei 125 mila accertamenti ordinari in materia di imposte dirette, Iva e Irap chiusi in anticipo dal contribuente nel 2013, lo scorso anno si è passati a meno di 122 mila. Il calo, spiega però il Mef, è dovuto «alla diminuzione del dato relativo agli accertamenti con determinazione sintetica del reddito (-48,2%) strettamente correlata alla minore numerosità degli accertamenti eseguiti per detta tipologia di controllo». Le circa 6 mila adesioni in meno in tema di redditometro hanno perciò affossato il totale, ma se si guarda ai grandi contribuenti (+5,9%), alle piccole imprese e professionisti (+3,4%) e agli enti non commerciali (+12,1%) il trend degli istituti deflativi è comunque positivo. Considerando anche gli accertamenti parziali automatizzati e gli accertamenti riguardanti atti e dichiarazioni soggetti a registrazione, nel 2014 gli accertamenti definiti con adesione o acquiescenza sono stati complessivamente 276.173 (in diminuzione dell’11% rispetto al dato 2013). Cala pure la maggiore imposta oggetto di definizione, risultata pari nel 2014 a 5,7 miliardi di euro, con un decremento del 8,4% rispetto ai 6,2 miliardi di euro del 2013.

L’attività di contrasto all’evasione svolta nel 2014 dalle Entrate ha consentito di accertare in totale 26,1 miliardi di euro di maggiore imposta attraverso 642.256 avvisi di accertamento. Le contestazioni fiscali mosse ai grandi contribuenti sottoposti a tutoraggio e alle imprese di medie dimensioni, aggiunge il rapporto dell’esecutivo, rappresentano solo il 5,6% degli accertamenti totali emessi, ma dal punto di vista economico pesano per 10,4 miliardi di euro, ossia il 41,1% dell’imposta totale addebitata dagli uffici. «Il risultato conseguito», chiosa il Mef, «è strettamente connesso agli obiettivi numerici di budget fissati nel 2014 su livelli compatibili con il massimo sforzo delle risorse disponibili, in costante diminuzione, e all’esigenza di ottimizzare gli esiti dei singoli controlli indirizzandoli sulle situazioni a maggior rischio fiscale e improntando l’azione amministrativa all’efficacia, efficienza ed economicità in modo da consolidare i risultati qualitativi conseguiti negli esercizi precedenti».

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