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Fisco, mediazione a tutto gas. Mini liti con gli enti nel mirino

Processo tributario più efficiente in quattro mosse. Mediazione tributaria estesa a tutti i ricorsi fino a 20 mila euro. Conciliazione anche in secondo grado, in udienza o fuori. Stop alla compensazione «selvaggia» delle spese di giudizio, che lasciava a carico della parte vincitrice i costi della difesa. Largo, infine, alla tutela cautelare, non più limitata all’impugnazione in Ctp e richiedibile anche per le sentenze. Questi gli strumenti messi in campo dal governo con il dlgs n. 156/15, attuativo della legge delega n. 23/14, per migliorare ulteriormente una macchina, quella della giustizia tributaria di merito, che funziona già piuttosto bene, ma deve comunque fare i conti con una litigiosità fiscale ancora molto superiore alla media Ocse.

L’estensione del reclamo-mediazione a tutte le cause fiscali fino a 20 mila euro (e non più solo a quelle contro l’Agenzia delle entrate) interesserà quasi 80 mila ricorsi all’anno.

Per quanto riguarda gli avvisi di accertamento emessi dai comuni e dagli altri enti locali vi rientrerà la quasi totalità dei contenziosi: basti pensare che sulle 35.699 cause instaurate dai contribuenti nel 2014, ben 33.213 (pari al 93%) si attestava sotto i 20 mila euro. A tale scopo, la mediazione è stata allargata anche alle controversie catastali su classamento e rendite, che a causa del loro valore indeterminabile ne sarebbero state escluse, come pure ai ricorsi contro Equitalia o ad altri concessionari della riscossione. Nel complesso, la mini riforma del processo tributario attuata dall’esecutivo è stata salutata con favore dagli operatori. Anche se non manca chi sostiene che l’estensione generalizzata della tutela cautelare potrebbe generare una moltiplicazione di «processi nei processi», volti non soltanto a chiedere la sospensione degli atti impugnati ma anche quella delle sentenze. Come pure c’è chi evidenzia ancora una certa disparità di trattamento nell’esecutività delle decisioni, a seconda che a prevalere siano contribuenti o uffici.

I diversi interventi operati dal decreto delegato, in ogni caso, mirano a elevare la qualità del contenzioso: sia facendo in modo che gran parte delle liti di minore importo vengano risolte prima di finire sul tavolo del giudice, sia cercando di concentrare le risorse (amministrative e giudiziaria) sulle questioni di maggiore rilevanza, anche sotto il profilo economico.

D’altra parte i numeri sono eloquenti: le cause contro il fisco intentate nel 2014 da cittadini e imprese ammontano nel complesso a oltre 30 miliardi di euro, di cui 17 miliardi in Ctp (nuovi ricorsi). Le liti fino a 20 mila euro rappresentano il 70% del totale in valore assoluto, ma in termini economici pesano per «appena» 500 milioni di euro, mentre solo l’1,4% dei ricorsi riguarda controversie di valore superiore a un milione di euro (per un totale di 11,8 miliardi di euro). Le cause milionarie rappresentano in entrambi i gradi di giudizio quasi tre quarti del valore complessivo del contenzioso in entrata. La diminuzione dei ricorsi potrebbe anche apportare effetti positivi sui tempi medi dei processi, che si sono attestati nel 2014 a 961 giorni (2 anni e 8 mesi) in primo grado e a 729 giorni (2 anni) in appello.

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