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Fisco, mani libere agli stati Ue

Gli Stati membri dell’Unione europea sono liberi di istituire il sistema impositivo che ritengono più idoneo: l’applicazione di un’imposizione progressiva rientra nel potere discrezionale di ciascuno stato membro e quindi le imposte sul fatturato non costituiscono aiuti di stato. Sono queste le conclusione ribadite dalla Corte di giustizia europea nella sentenza n. C.562/2021.In particolare all’inizio del 2016 il governo polacco aveva previsto di creare una nuova imposta sul settore del commercio al dettaglio di merci, imposta la cui base imponibile sarebbe il fatturato e che avrebbe carattere progressivo. Informata di tale progetto, la Commissione europea ha inviato alle autorità polacche una richiesta di informazioni, indicando che le aliquote dell’imposta progressiva sul fatturato erano, di fatto, legate alle dimensioni dell’impresa e non alla sua redditività, di modo che comporterebbero una discriminazione tra imprese e potrebbero provocare gravi turbative del mercato. Pertanto, dette aliquote introdurrebbero una disparità di trattamento tra imprese e dovrebbero pertanto essere considerate selettive. Il 30 giugno 2017, la Commissione ha chiuso il procedimento di indagine formale adottando la decisione negativa, ritenendo che la misura fiscale di cui trattasi costituisse un aiuto di stato. La Repubblica di Polonia ha proposto dinanzi alla Corte europea un ricorso con richiesta di annullamento della suddetta decisione sostenendo che la misura fiscale di cui trattasi era stata erroneamente qualificata come aiuto di stato. La Corte, ricorda che la qualificazione di una misura nazionale come «aiuto di stato», ai sensi dell’articolo 107, paragrafo 1, Tfue, richiede che siano soddisfatti i seguenti requisiti. Deve trattarsi di un intervento dello stato o attraverso risorse statali. Tale intervento deve poter incidere sugli scambi tra gli stati membri. Deve concedere un vantaggio selettivo al suo beneficiario ed infine deve falsare o minacciare di falsare la concorrenza. Occorre precisare, che il diritto dell’Unione in materia di aiuti di stato non osta, in linea di principio, a che gli stati membri decidano di optare per aliquote d’imposta progressive, destinate a tener conto della capacità contributiva dei soggetti passivi. L’importo del fatturato costituisce, in generale, sia un criterio di distinzione neutro sia un indicatore pertinente della capacità contributiva dei soggetti passivi . Nel caso di specie, il legislatore polacco, con la misura fiscale di cui trattasi, ha istituito un’imposta sul settore del commercio al dettaglio, basata sul fatturato mensile generato da tale attività, la progressività delle aliquote della misura fiscale di cui trattasi deve essere considerata inerente al sistema di riferimento o al regime fiscale «normale» . Tale progressività delle aliquote, adottata dal legislatore polacco avvalendosi del potere discrezionale di cui dispone nell’ambito della sua autonomia fiscale, non è stata concepita in modo manifestamente discriminatorio, al fine di eludere i requisiti del diritto dell’Unione in materia di aiuti di stato e la Commissione non ha dimostrato in alcun modo che tale progressività era basata su principi discriminatori. Alla luce delle suddette considerazioni la Corte ha rigettato il ricorso della Commissione.

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