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Fisco lumaca su accordi Ocse

Italia a rilento sulle procedure amichevoli. Continuano ad aumentare i casi di controversie fiscali internazionali innescate dai contribuenti che si ritengono lesi da una doppia imposizione, per lo più in materia di transfer pricing. Diminuiscono però i casi risolti. Nel 2013 le procedure avviate sono state 52, mentre quelle definite 5. Alla data del 31 dicembre scorso i procedimenti aperti risultavano quindi 174, contro i 130 dell’anno precedente. L’incremento del 33% fa segnare il valore più alto di tutta l’area Ocse, ad esclusione della Finlandia (passata in un anno da 50 a 103 casi pendenti, +106%) e di quei paesi dove forti aumenti percentuali sono dovuti a un numero esiguo di controversie (Nuova Zelanda, Slovacchia, Slovenia e Turchia). È quanto emerge dal monitoraggio sulle procedure amichevoli diffuso ieri dall’Ocse per l’anno 2013.

L’istituto. La mutual agreement procedure (Map) è disciplinata dall’articolo 25 del Modello Ocse e, di conseguenza, recepito da tutte le convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate sulla base di tale standard. Si tratta di un istituto di risoluzione delle controversie impositive che possono sorgere tra stati: le amministrazioni competenti dei due paesi aprono un dialogo per raggiungere un accordo sull’oggetto della procedura. In Italia l’ente competente alla gestione delle Map è il Dipartimento delle finanze. L’Agenzia delle entrate fornisce supporto tecnico durante l’attività istruttoria, specie nella fase che attiene alla redazione del documento di posizione dell’Italia (position paper). La Map, che può essere attivata d’ufficio anche da uno dei due stati, non ha obbligo di risultato ed è indipendente dal contenzioso interno. Per questo motivo, l’attivazione di una procedura amichevole non sospende la riscossione degli atti impugnati, che deve essere richiesta attraverso gli ordinari canali amministrativi (alle Entrate) o giudiziali (alla Ctp).

I numeri. Le statistiche diffuse dall’Ocse confermano il trend crescente delle Map iniziato nel 2006. Nel 2013 sono state avviate 1.910 procedure in tutta l’area Ocse, più altre 25 nei paesi partner dell’organizzazione parigina (Argentina, Cina, Lettonia e Sudafrica). I paesi che si confermano più coinvolti su questo fronte sono gli Stati Uniti (403 nuovi casi), la Germania (267) e la Francia (216). Le autorità competenti dei tre paesi, però, sono anche le più celeri nel trovare una soluzione delle controversie: le Map definite lo scorso anno sono state rispettivamente 261, 158 e 123. Su scala globale, a fine 2013 nell’area Ocse risultavano pendenti 4.566 Map, concentrate prevalentemente negli Usa (732), Germania (858) e Francia (618). Oltre il 90% delle controversie riguarda controparti appartenenti all’area Ocse.

I tempi. Si riduce leggermente il tempo necessario per completare una procedura amichevole. Quelle chiuse nel 2013 hanno richiesto mediamente 23,57 mesi, cioè poco meno di due anni, contro I 25,46 mesi registrati nel 2012. Risultati che lo studio giudica positivi, ma ancora migliorabili: il pacchetto «Beps» in corso di perfezionamento da parte dell’Ocse, infatti, prevede all’Action 14 proprio un’accelerata sui meccanismi di risoluzione delle controversie internazionali.

I casi più ricorrenti. Come già affermato dall’Agenzia delle entrate con la circolare n. 21/E del 2012, gran parte delle istanze di Map verte sul transfer pricing. Quando l’amministrazione finanziaria di un paese opera una rettifica sui prezzi praticati da una multinazionale, infatti, la variazione non viene automaticamente riconosciuta dalla tax authority dell’altro stato. Ciò genera una doppia imposizione economica, come peraltro confermato recentemente da Assonime (si veda ItaliaOggi del 13 novembre scorso). Per quanto riguarda le persone fisiche, invece, le richieste più frequenti riguardano ipotesi di doppia residenza fiscale, di non corretta applicazione di ritenute su dividendi, interessi e royalties e di controversa qualificazione del reddito di lavoro percepito dal contribuente.

La situazione italiana. Negli anni le Map attivate dai contribuenti sono più che triplicate, passando da 14 del 2008 alle 52 dello scorso anno. L’aumento testimonia probabilmente una maggiore consapevolezza da parte degli operatori economici e dei professionisti dell’esistenza di questo strumento. Tuttavia, la complessità delle procedure e la limitatezza delle risorse hanno man mano gravato le autorità competenti di un carico di lavoro sempre più pesante. Le 18 Map completate nel 2011 sono diventate 10 nel 2012, per scendere poi a 5 nel 2013. Il numero di fascicoli aperti presso il Df, pertanto, è così lievitato da 80 a 174 in quattro anni. A queste si devono aggiungere le procedure amichevoli gestite ai sensi della Convenzione arbitrale del 1990, che può essere invocata esclusivamente in materia di transfer pricing. In questi casi, però, non c’è più solo l’obbligo di diligenza delle Map, ma un vero e proprio obbligo di risultato: se gli stati non pervengono a un accordo entro due anni, viene istituita una commissione consultiva per l’avvio della fase arbitrale. Lo scorso anno le procedure arbitrali gestite dalle Finanze erano circa 150 (si veda ItaliaOggi del 7 ottobre 2013).

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