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Fisco, l’Italia chiede una mano

L’Italia chiede aiuto alle organizzazioni internazionali per l’attuazione operativa della riforma fiscale. Il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, ha conferito ieri all’Ocse e al Fondo monetario internazionale «l’incarico di individuare tra le esperienze internazionali buone pratiche che potrebbero essere adottate anche dalla nostra amministrazione fiscale».

A renderlo noto è stato il Mef in una nota.

Terminata la campagna attuativa della legge n. 23/2014, con 11 decreti legislativi emanati tra il 28 novembre 2014 e il 7 ottobre 2015, il governo non intende fermarsi e guarda oltre confine per selezionare le best practice utili a perseguire «i principi che hanno ispirato la delega», precisa il ministero. Vale a dire «un rinnovato rapporto tra contribuente e fisco, basato sulla fiducia e la collaborazione, orientato a incrementare il livello di adempimento spontaneo e prevenendo il contenzioso tributario».

Obiettivi che possono essere sintetizzati in quel «cambiare verso» da anni promosso dalla stessa Agenzia delle entrate, che già dal 2011 ha iniziato ad abbandonare gradualmente l’ottica repressiva spostando l’attenzione sulla fase preventiva e sullo stimolo alla compliance.

Un percorso che l’esecutivo ha cercato di accompagnare anche negli ultimi mesi, quando cioè con la delega fiscale sono stati introdotti istituti mutuati proprio dalle raccomandazioni Ocse. Per esempio in materia di ruling, di cooperative compliance o di patent box. L’organizzazione parigina, infatti, negli ultimi anni ha visto diventare sempre più importante il proprio ruolo di «accentratrice» delle problematiche fiscali comuni ai diversi paesi in tema tributario, culminate poi con la finalizzazione del pacchetto Beps presentato la scorsa settimana.

Parigi e Washington, quartier generale rispettivamente di Ocse e Fmi, dovranno quindi effettuare una comparazione tra gli istituti di compliance tra fisco e contribuente adottati dalle tax authorities mondiali e individuare quelle che potrebbero essere utili all’Italia. Un lavoro complementare rispetto sia a quello svolto nell’ultimo quinquennio dalle Entrate sia alla delega, ma che segna al contempo anche una certa discontinuità. Al punto che, come ricorda il Mef, «missioni analoghe sono state richieste al Fmi anche nel 1999, quando furono istituite le agenzie fiscali, e vengono richieste nuovamente oggi, in occasione di una riforma dell’amministrazione fiscale che consente di contrastare meglio che in passato l’evasione, grazie a un approccio che pone grande attenzione alla prevenzione dei comportamenti illeciti e alla promozione degli adempimenti spontanei».

Il Fondo monetario è già al lavoro, mentre l’Ocse avvierà lo studio tra qualche settimana. Ai diversi tavoli parteciperanno anche esperti internazionali in materia di amministrazione fiscale, oltre che esponenti delle Entrate, delle Dogane, della Guardia di finanza, di Equitalia e di Sogei. Circa il costo dell’incarico il Mef non specifica se le due organizzazioni saranno remunerate o meno, ma va considerato che l’Ocse vive anche di contributi volontari, collegati agli specifici progetti richiesti dai paesi committenti. E questo potrebbe essere il caso. Nel 2014 i contributi volontari degli stati membri sono stati pari a 125 milioni di euro, sui 539 milioni che costituiscono le entrate dell’organizzazione.

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