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Fisco, lavori in corso sull’antievasione

Sulla lotta all’evasione campeggia il segnale di lavori in corso. Certo, ci sono i sei miliardi di redditi non dichiarati scoperti dalla Guardia di finanza nei primi quattro mesi dell’anno. O ancora i «segnali positivi» di cui ha parlato il direttore dell’agenzia delle Entrate, Attilio Befera. Ma anche i blitz in locali e negozi per controllare l’emissione di scontrini e ricevute fiscali che hanno creato un nuovo clima contro il sommerso. Sono tutti indicatori incoraggianti. All’appello mancano, però, i “pezzi forti” da tempo annunciati e che dovrebbero consentire un vero cambio di passo per scovare chi occulta le proprie ricchezze al fisco per non pagare le tasse. A cominciare da quella che – da molti – era stata definita l’arma totale, vale a dire la comunicazione dei saldi su conti correnti e altri rapporti finanziari. I rilievi del Garante della privacy nel parere, comunque positivo, sulla prima bozza di provvedimento comportano un allungamento dei tempi per mettere a punto tutti i dettagli con cui banche e intermediari dovranno inviare il dettaglio su cifre e importi relativi ai rapporti gestiti. L’agenzia delle Entrate sta lavorando per rispondere alle criticità e per rassicurare l’Authority e gli istituti di credito, anche perché l’ipotesi iniziale era di mettere in calendario la scadenza per il primo invio dei dati tra la fine di settembre e gli inizi di ottobre.
Tra le “incompiute” non c’è, però, solo questo. L’attesa maggiore si concentra sul nuovo redditometro. L’arrivo inizialmente previsto per i primi mesi dell’anno è stato ora indicato per giugno. Un ritardo che potrebbe pesare sulla finalità di compliance che l’amministrazione finanziaria si aspetta dalla versione «2.0» dello strumento. La diffusione del software presso i contribuenti dovrebbe aiutarli ad adeguarsi in dichiarazione al reddito atteso dal fisco in base al tenore di vita. Le prossime settimane, comunque, saranno decisive. Il confronto tra amministrazione finanziarie e rappresentanti di categorie e ordini dovrebbe svolgersi sui risultati dei test inseriti nei mesi scorsi per poi chiudere la partita delle istruzioni tecniche entro la fine di maggio.
Altro terreno di confronto è il regime premiale delineato dalla manovra di dicembre e che ha due diverse declinazioni. La prima su cui c’è molta attesa riguarda professionisti e imprese soggetti agli studi di settore: in pratica chi è in linea con gli studi può godere di una serie di vantaggi, dalla protezione dagli accertamenti “facili”, al minor tempo a disposizione del fisco per i controlli, a una percentuale più alta (33% invece che 20%) di scostamento tra importi dichiarati e spese che fa scattare redditometro e accertamento sintetico. La maggiore incertezza, al momento, è su quali adeguamenti saranno ritenuti validi per accedere al regime. Anche perché una delle preoccupazioni è che poi possano avvalersene quasi tutti. Ma c’è anche il nuovo regime per imprese e professionisti che invieranno telematicamente i documenti contabili all’Agenzia, che premierà questa apertura diventando una sorta di sostituto d’imposta per la liquidazione dei tributi. La prima opzione può essere effettuata già nella prossima dichiarazione dei redditi ma senza i provvedimenti attuativi questa opportunità rischia di perdere appeal: il termine di legge entro cui devono arrivare è inizio giugno (180 giorni dal 6 dicembre scorso, data di entrata in vigore del decreto salva-Italia).
Andamento a rilento anche sul fronte internazionale. È quanto emerge dal monitoraggio dell’Ocse. L’Italia ha siglato appena 98 accordi con altri Paesi, di questi 96 sono trattati contro le doppie imposizioni e soltanto 2 sono Tiea (le intese per lo scambio di informazioni tra le autorità tributarie). Tanto per non andare molto lontano, la Francia ha all’attivo 143 documenti (29 riguardano scambio di dati) e la Germania 120 (di cui 22 trattati di collaborazione). Uno sprone in più potrebbe essere rappresentato dalla risoluzione del Consiglio d’Europa approvata la scorsa settimana che chiede un impegno ad abolire il segreto bancario e a favorire lo scambio di informazione nella lotta contro chi esporta capitali nei paradisi fiscali.
Non ci sono solo incompiute, ma anche dietrofront rispetto ad intenzioni o misure già messe in cantiere. La black list dei commercianti che non emettono scontrini inserita nella versione iniziale del decreto fiscale è stata superata dalla conversione. Al suo posto è stato previsto che agenzie fiscali e la Guardia di finanza terranno conto delle segnalazioni non anonime nell’attività di controllo: un meccanismo che non ha la stessa efficacia deterrente. Il fondo taglia tasse, o meglio il fondo per gli sgravi, finanziato con i proventi della lotta all’evasione non è entrato nella delega fiscale. Resta quello previsto dalla manovra dello scorso Ferragosto, sempre che le risorse aggiuntive dal contrasto al sommerse non siano già tutte servite al pareggio di bilancio.
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