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Fisco, la rottamazione possibile solo per le cartelle già ricevute

ROMA — Il caso della valanga da 50 milioni di cartelle e avvisi in partenza in queste ore dall’Agenzia delle Entrate e dalla Riscossione, sbarca in Parlamento e balla nel governo e nella maggioranza: la questione, sollevata ieri da Repubblica , è l’effetto sull’ordine pubblico e sulla pandemia che avrebbe la spedizione di quattro milioni di raccomandate al mese per smaltire l’arretrato entro un anno, con relative file agli uffici postali. Senza contare che tra i 50 milioni di notifiche ci sono, come ha ricordato ieri il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, “avvisi bonari” ma anche “pignoramenti”. Il governo corre ai ripari e è pronto ad uno “scaglionamento”.
L’emergenza impone di risolvere la questione in tempi stretti. I Cinque Stelle, che da tempo coltivano l’idea di una rottamazione quater, e che l’avevano già proposta nei vecchi decreti alla fine dello scorso anno, ieri sono tornati alla carica senza calibrare la loro proposta al nuovo quadro tecnico- giuridico. Solo la viceministra del Tesoro, Laura Castelli, ha inquadrato correttamente la vicenda: «Ci sono due generi di questioni — ha dichiarato ieri mattina — le cartelle che sono già arrivate sulle quali bisogna dare la possibilità di fare una rottamazione; e le cartelle che non sono state ancora emesse e qui il nostro compito deve essere quello di fare in modo che se ne emettano il meno possibile anche per evitare assembramenti per il ritiro».
Conferma la preoccupazione per l’operazione anche il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate Ruffini che ha spiegato i termini del caso dei 50 milioni di notifiche ai parlamentari delle Commissioni Finanze di Camera e Senato ieri riuniti per l’apertura dell’Indagine conoscitiva sulla riforma dell’Irpef. L’Agenzia, dopo la fine del blocco il 31 dicembre dello scorso anno, deve inviare di qui alla fine dell’anno i 50 milioni di atti. Come risolvere la situazione ed evitare il caos? Ruffini è stato assai preciso: «Per quanto riguarda ipotesi di rottamazione o pace fiscale, ovviamente questa è una scelta del Parlamento, ma tutte queste disposizioni presuppongono che il cittadino sia a conoscenza del debito fiscale a cui è chiamato ad adempiere». Insomma qualunque sanatoria non sarebbe in grado di bloccare l’invio delle cartelle perché per rottamare, fare saldo e stralcio o rateizzare il contribuente deve aver prima ricevuto la notifica, sapere cosa gli si imputa e inoltrare la pratica all’Agenzia delle Entrate. Come se ne esce? Siccome l’Agenzia per legge deve spedire le notifiche entro fine anno, ci vuole una norma che diluisca l’invio ad un ritmo sopportabile di un milione di cartelle al mese in quattro anni. «È necessaria una diluizione molto molto lunga», ha detto Maria Cecilia Guerra, sottosegretaria all’Economia e fiscalista di grande esperienza. Partita in mano al governo che sta appunto lavorando al cosiddetto Ristori 5. Se l’emergenza delle 50 milioni di notifiche ha catturato l’attenzione della scena fiscale, le due audizioni di ieri (oltre a Ruffini è intervenuto Giacomo Ricotti di Bankitalia) hanno riacceso la luce sulla riforma dell’Irpef: nel corso della seduta si sono riaffacciati modello tedesco, spagnolo e flat tax con pro e contro. Attenzione soprattutto per Bankitalia che ha rotto il tabù della tassa patrimoniale. Con prudenza, ma senza esitazioni, Via Nazionale ha osservato che bisogna «ridurre il prelievo fiscale sui fattori produttivi», lavoro e capitale, e che bisogna puntare sulla casa, con una revisione del catasto e con il ritorno dell’Imu sulla prima casa (provocando una violenta reazione della Confedilizia). Anche la patrimoniale, per Bankitalia, che dedica ampio spazio alla questione, è un «tema rilevante che è opportuno discutere nell’ambito della riforma fiscale».

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