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Fisco, la rottamazione fa più sconti agli evasori che a “furbi” e distratti

Tre contribuenti indebitati per 10 mila euro con il Fisco. Nessuno dei tre paga nei termini, né quando viene sollecitato a farlo. Il debito finisce in una cartella esattoriale. Che ora i tre possono rottamare, sfruttando la chance offerta dal decreto fiscale, approvato ieri in prima lettura alla Camera (272 voti a favore, 137 contrari, 2 astenuti). Così fanno. E alla fine risparmiano sanzioni e interessi, versando tutti la stessa cifra: 11.600 euro, a cui sommare l’aggio di Equitalia. Ma chi ci guadagna di più? Lo smemorato, il furbo o l’evasore totale?
Evidentemente l’evasore. Il suo reato è il più grave, perché ha omesso del tutto la dichiarazione. Mentre lo smemorato ha presentato una dichiarazione fedele, senza dare poi seguito al pagamento dell’imposta. E il furbo ha sì compilato la dichiarazione, ma in modo infedele, ad esempio denunciando meno del dovuto. Eppure alla fine tutti e tre i contribuenti, grazie alle regole fissate dal decreto fiscale, risolvono la grana con identica penalità. Com’è possibile?
La rottamazione delle cartelle prevede la cancellazione totale di sanzioni e interessi. E sono proprio le sanzioni a fare la differenza, perché crescenti al crescere del reato. Per la dichiarazione fedele poi non onorata siamo al 30% dell’imposta dovuta. Per la dichiarazione infedele al 90%. Per quella omessa, dunque per l’evasione totale, al 120%. Sanzioni salate che si riducono di un terzo solo se il contribuente paga, seppur in zona Cesarini. Ma non è questo il caso.
I tre vanno fino in fondo. Il loro debito è ormai iscritto a ruolo. Lo smemorato lo vede lievitare da 10 mila a 14.600 euro. Il furbo da 10 mila a 20.600 euro. L’evasore totale da 10 mila a 23.600 euro. Sperano in un condono. Che non arriva. Al suo posto, il decreto con la rottamazione. E voilà: la cambiale col Fisco si riduce a 11.600 euro. Per tutti. Senza distinguere il peccato veniale da quello mortale. L’evasore risparmia il 51%. Il furbo poco meno, il 44%. E lo smemorato appena il 20%. È vero che tutti e tre sono uguali davanti alla legge, perché tutti hanno evaso, seppur con diversa intensità. Ma qualcuno è più uguale degli altri nella sanatoria.
Il Senato può in seconda lettura riparare la discrasia? Difficilmente visto che il decreto fiscale è costola della manovra e ne garantisce una fetta importante di coperture. Solo dalla rottamazione si attendono 2 miliardi nel 2017, 400 milioni nel 2018 e 300 milioni nel 2019. Senza queste risorse, tra l’altro criticate da Corte dei Conti e Upb perché ritenute coperture una tantum e non strutturali, salta la manovra.

Valentina Conte

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