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Fisco, la riforma in tre parole

La delega fiscale punta alla semplificazione e alla certezza. Da rivedere l’abuso del diritto, i reati penali e il relativo sistema sanzionatorio. Via libera all’unificazione del sistema di tassazione per i redditi d’impresa e professionali, da distinguere rispetto a quelli della sfera personale: si assisterà all’estensione del sistema Ires a favore di coloro che svolgono delle attività in proprio.

Revisione anche per il catasto dei fabbricati e per le regole di deduzione di alcuni costi, in primo luogo delle perdite su crediti.

La nuova idea di riforma fiscale, così come nella versione della legge delega varata dal consiglio dei ministri il 16 aprile e ora inviata per l’esame delle camere, si distanzia dalla precedente, abbandonando delle strade un po’ troppo complesse e soprattutto di difficile applicazione sul fronte del gettito e puntando, invece, sul perfezionamento di alcuni strumenti, al fine di dare maggiore certezza alla platea dei contribuenti. Ciò che non si ritrova nella nuova delega sono la previsione di diverse aliquote (20, 30 e 40%), nonché l’idea di abrogare l’Irap. Espressamente la relazione di accompagnamento evidenzia che si tratta di due scelte obbligate. In ordine alle aliquote, è necessario attendere i ritorni del contrasto all’evasione fiscale per comprendere in che modo e misura sarà possibile rivedere gli scaglioni e i relativi livelli impositivi. Per quanto concerne l’Irap, invece, è allo stato attuale impossibile pensare a una sua abrogazione essendo altrettanto impossibile trovare le risorse alternative per compensarne la riduzione di gettito.

Ciò posto, l’indirizzo che dovrà caratterizzare la riforma fiscale è quello anzitutto della certezza dei rapporti con il contribuente, cui consegue naturalmente anche una semplificazione del sistema attualmente in vigore. In primo luogo sono previsti degli interventi finalizzati all’equità impositiva e in tale direzione il ruolo primario sarà svolto dalla revisione del catasto dei fabbricati, che sarà attuata mediante l’introduzione di nuovi processi estimativi. Dopo di che, in linea con l’attuale condotta dell’amministrazione finanziaria che punta sempre di più la propria attenzione al contrasto all’evasione, ampio spazio è appunto dedicato a tale delicata tematica, con una serie di previsioni che vanno dall’abuso del diritto all’alleggerimento del contenzioso.

Sul fronte dell’abuso del diritto si dovrà cercare, in linea con altre legislazioni europee, da un lato di garantire il diritto di difesa delle aziende a provare la legittimità delle proprie scelte e dall’altro di contrastare il ricorso a tale meccanismo, estendendo soprattutto le responsabilità in capo a coloro che pianificano lo schema elusivo.

Sono poi previsti degli interventi in materia di tutoraggio e reciprocità tra fisco e grandi imprese, nonché una revisione e sistematizzazione delle diverse forme di interpello, al fine di evitare la frammentazione di tale istituto e dare delle regole certe per quanto concerne la procedura applicabile, oggi sin troppo differenziata a seconda delle varie casistiche previste dal legislatore.

Un importante intervento riguarda il sistema sanzionatorio ed in particolar modo il fronte dei reati tributari. La volontà è quella di colpire gli atteggiamenti fraudolenti e di rivedere il sistema per quanto concerne quelle situazioni che magari sono il frutto di meri errori. In tale direzione, l’attenzione sarà concentrata sulle fattispecie che configurano la dichiarazione infedele, oltre alla necessità di graduare, anche in funzione dei volumi d’affari, le situazioni che possono condurre ad un reato tributario.

Dopo di che è manifestata la volontà di intervenire su una disposizione che tanto ha fatto discutere in sede di applicazione, vale a dire il raddoppio dei termini di accertamento proprio in presenza di una condotta che configura l’obbligo della comunicazione di reato: ebbene, al riguardo è previsto che il raddoppio dei termini dovrebbe verificarsi solo in presenza di effettivo invio della denuncia penale (e dunque non soltanto al configurarsi del mero obbligo), che comunque dovrà essere effettuata entro un preciso lasso temporale, per evitare che si possa configurare, anche a grossa distanza di tempo, la riapertura di termini ormai scaduti.

Non poteva mancare, inoltre, la previsione di una serie di disposizioni finalizzate a rafforzare ancor di più l’incisività dell’azione del fisco. Occhi puntati sugli accessi mirati, sulla tracciabilità dei pagamenti e l’introduzione della fatturazione elettronica, nonché sull’ulteriore tassello che riguarda il redditometro e l’accertamento sintetico puro, chiamati ad esplicare effetti anche in campo contributivo.

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