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Fisco, la delega va a dicembre

L’attuazione della delega fiscale entro dicembre 2015 e non, come originariamente previsto nella legge delega entro marzo 2015. Lo slittamento dei termini del pacchetto di oltre 30 decreti attuativi tra cui il decreto sulla certezza del diritto che, nei giorni scorsi, è stato oggetto del caso sanatoria sulle frodi fiscali e sulla condanna per questo reato di Berlusconi, sarà, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, contenuto in un emendamento al decreto legge «milleproroghe» (192/2014) all’esame della camera, delle commissioni bilancio e affari costituzionali, nei prossimi giorni.

I tecnici del ministero dell’economia danno la cosa quasi per scontata. Molti decreti attuativi sono già pronti da mesi ma ancora lungi dall’essere anche solo esaminati in prima lettura dal consiglio dei ministri. Lo stallo sull’attuazione della legge delega non è arrivato con il decreto legislativo sulla certezza del diritto, che è stato approvato in prima lettura dall’esecutivo il 24 dicembre scorso, ma al momento un solo decreto legislativo degli oltre 30 da approvare entro marzo 2015 è pienamente operativo, il decreto legislativo 175/2014 sulle semplificazioni fiscali. Seguono, approvati in via definitiva ma persi nei meandri della Gazzetta Ufficiale per la pubblicazione, quello sulla riforma delle accise e quello sulle commissioni censuarie.

Ieri per mettere un freno alle polemiche dei giorni scorsi sulla presenza nel dlgs sulla certezza del diritto di una norma, l’articolo 15, pro Berlusconi, Matteo Renzi, capo dell’esecutivo ha ribadito che «sulla questione del fisco voglio essere di una chiarezza esemplare e cristallina: la “manina” è la mia.

La ritengo una normativa che non ha niente a che vedere con leggi ad personam. Quello che va modificato si modifica ma nell’interesse degli italiani». Inoltre il premier dopo un incontro con il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan ha confermato di esaminare nel consiglio dei ministri del 20 febbraio non solo il decreto legislativo sulla certezza del diritto ripensato sulla soglia del 3% di non punibilità per i reati fiscali ma tutti i decreti delegati pronti. In attesa di un visto ormai da mesi sono, per esempio, il provvedimento sulla giustizia tributaria, quello sulla nuova imposta sul reddito imprenditoriale (Iri), quello sugli algoritmi delle rendite catastali e altre misure di semplificazioni.

Sullo sblocco della delega fiscale, ieri, sono arrivate due note dei presidenti della commissione finanze di camera e del senato, Daniele Capezzone (Forza Italia) e Mauro Maria Marino (Pd), che durante i lavori di approvazione della legge n. 23 avevano aperto un tavolo congiunto di esame e di monitoraggio dell’attuazione. Daniele Capezzone ha chiesto al governo, senza ricevere risposta, di fare chiarezza su alcuni punti della legge. In particolare di rendere noto l’elenco dei decreti che il governo intende varare: sarebbe infatti un grave errore se il governo pensasse di selezionare solo alcuni temi, rinunciando all’intero elenco delle questioni poste nella delega; di indicare un cronoprogramma preciso. «Non c’è motivo di attendere fino al 20 febbraio», evidenzia Capezzone, «né si può pensare, poi, all’ultimo momento, di intasare la commissione con più decreti, rendendone più difficile un esame accurato e minuzioso».

E infine di giocare a carte scoperte e di far sapere alla commissione e al parlamento «se il governo intenda avvalersi delle proposte di proroga della delega che sono state presentate, da me per primo, e poi da colleghi di altri Gruppi, affinché un serio lavoro parlamentare non venga sciupato», conclude Capezzone.

Sulla delega arriva anche la nota del presidente della commissione finanze del senato, Mauro Maria Marino: «Capezzone ha ragione nell’invocare la continuità del metodo della consultazione informale sugli schemi di decreto legislativo in preparazione: si tratta di una prassi di collaborazione e fiducia tra il governo e le commissioni parlamentari, che ha dato finora buoni risultati e non ci sono motivi (e non ve ne sarebbero stati) per abbandonare tale prassi. Il governo», continua Marino, «resta pienamente legittimato nel decidere se esercitare o meno le deleghe che il Parlamento a larghissima maggioranza gli ha conferito. Il Parlamento resta pienamente legittimato a verificare se i contenuti della delega (principi e criteri direttivi) siano o meno correttamente redatti in norma».

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