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Fisco, la carica degli sconti. «Valgono 331 miliardi»

ROMA La razionalizzazione delle «tax expenditures», la messe di sconti agevolazioni e trattamenti fiscali di favore previsti dall’ordinamento italiano, invece dei risparmi immaginati da tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi anni, produce solo maggiore spesa. Da 720 che erano alla fine del 2011, gli sconti fiscali sono diventati, nel 2015, ben 799. Ed il loro valore, grazie anche al bonus di 80 euro nella busta paga dei lavoratori a basso reddito, è cresciuto di quasi il 50%, da 254 alla bellezza di 331 miliardi di euro. E siccome le «tax expenditures» rosicchiano la base imponibile, l’Italia vola al secondo posto nel mondo nella graduatoria, non lusinghiera, dell’erosione fiscale.

A sottolineare l’incongruenza di un capitolo di spesa che i governi pensavano di tagliare per ottenere risparmi, ed invece cresce a ritmi folli, è stata ieri la Corte dei conti nel Rapporto 2016 sul coordinamento della finanza pubblica, in cui si sottolineano altri elementi critici sull’andamento dei conti pubblici. A partire dal debito pubblico, la cui riduzione in rapporto al prodotto interno lordo promessa all’Unione europea è a rischio sia per la bassa crescita dell’economia che per il ritardo delle privatizzazioni. Il tutto in un contesto che, dopo l’uscita dalla recessione, secondo la Corte vede la ripresa «consolidarsi con difficoltà» per via del rallentamento degli scambi internazionali e le turbolenze sui mercati.

Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, rassicura. «La spesa è sotto controllo, ed in termini reali, nei prossimi anni, si ridurrà» ha detto Padoan, mentre Yoram Gutgeld, commissario alla revisione della spesa, ha rinviato alla Corte dei conti l’idea di lasciar far aumentare l’Iva, come previsto dalle clausole di salvaguardia. «Non aumenteremo l’Iva, ma ne combatteremo l’evasione» ha detto Gutgeld, confermando la volontà del governo di varare anche per il 2017 una politica di bilancio espansiva sfruttando ancora la flessibilità prevista dalla Ue. Proprio ieri a Roma Padoan e il premier Matteo Renzi hanno incontrato il Commissario agli affari monetari, Pierre Moscovici, ma nel corso dell’incontro non si è andati oltre una discussione politica generale. Anche per l’assenza dei funzionari Ue rimasti bloccati a Bruxelles, gli approfondimenti tecnici sono stati accantonati.

Mario Sensini

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