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Fisco italiano al penultimo posto. Solo la Francia ha imposte più alte del Bel paese

Il sistema fiscale italiano non è attraente agli occhi degli investitori esteri. Se si dovesse scegliere dove insediare un business l’Italia sarebbe la 34ª scelta sui 35 paesi Ocse (organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) messi a disposizione. A rilevarlo è lo studio «International tax competitiveness index 2016» (l’indice internazionale di competitività fiscale per il 2016) redatto dalla Tax foundation (organizzazione indipendente che si occupa di politica fiscale dal 1937). L’indice di competitività utilizzato (Itci) nel report misura l’ampiezza con cui i sistemi nazionali aderiscono a due aspetti di politica fiscale: la competitività e la neutralità.

La competitività è intesa come la capacità di mantenere un’aliquota fiscale bassa; più questa sarà inferiore alle altre più il sistema fiscale risulterà attraente agli investitori esteri, perché permetterà di massimizzare i profitti.

La neutralità riguarda, invece, la capacità del sistema fiscale di riuscire a ottenere maggiori entrate usando poche distorsioni economiche (l’assenza o la presenza di pochi sgravi fiscali mirati verso specifiche attività). L’Itci tiene conto di cinque variabili: tassa sull’impresa, Iva, l’imposta patrimoniale, le imposte individuali e quelle internazionali.

Dalla analisi di questi elementi risulta che, per il terzo anno di seguito, l’Estonia risulta essere il paese più attraente fiscalmente, mentre l’Italia resta sempre fanalino di coda assieme alla Francia. Dando un’occhiata più da vicino alle cinque variabili che compongono Itci, si nota che per quanto riguarda il livello di corporate tax (Imposta sui profitti dell’impresa) i cinque paesi che applicano un’imposta sull’impresa bassa (Irlanda con un 12,5%, Repubblica Ceca 19%, Ungheria 19%, Slovenia 17% e Lettonia 15%) si posizionano tra i primi 20 sistemi fiscali più competitivi Ocse. L’Italia essendo uno dei paesi con un livello di tassazione sull’impresa più alta (31.3%) si posizione nella parte basse della classifica assieme al Belgio con il 33,9%, alla Francia con un 34,4% e agli Stati Uniti con un 39%.

Per quanto riguarda, invece, l’Iva il paese con l’imposta più bassa sono gli Usa con un 7,25%. Mentre l’Ungheria si guadagna l’ultimo posto in classifica applicando un’imposta del 27%. L’Italia, questa volta, si colloca lontano dall’ultima posizione ma sempre nella parte bassa della classifica con una 24esima posizione.

Passando all’indice delle imposte individuali (salari, capital gains e dividendi) il rapporto osserva come i ricavi derivanti da queste vengono allocati in programmi di welfare. In questo senso, il paese più virtuoso è la Nuova Zelanda. Nelle ultime due posizioni troviamo, invece, l’Italia e la Francia.

L’ultima variabile è l’imposta internazionale. Questo indice riguarda, quindi, l’insieme di tutte le regole che ogni singolo paese decide di applicare o meno sul profitto che una società ricava in un paese estero. Quello che quindi, l’indice, va a indicare è il grado di tassazione che lo stato decide di applicare sui profitti che si sono fatti all’estro. Al primo posto, il paese che tassa meno le rendite straniere, sono i Paesi Bassi, seguiti dalla Lettonia e dal Regno Unito. L’Italia si colloca al 28° posto lasciando, così, l’ultimo posto agli Usa e al Messico.

Giorgia Pacione Di Bello

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