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Fisco, irrilevanti i cambi interni

La Cassazione rilancia l’importanza del principio di affidamento del contribuente sancito dallo Statuto. Infatti, il cambiamento della competenza territoriale di un ufficio fiscale rappresenta un atto di riorganizzazione interna dell’amministrazione che non invalida il ricorso del contribuente presentato nella vecchia sede.

Il riordino operato dall’amministrazione finanziaria è processualmente irrilevante, mentre deve essere privilegiata in questi casi la buona fede oggettiva del cittadino.

Sono i principi enunciati dalla sezione tributaria della Corte di cassazione con la sentenza 22550 dell’11 dicembre 2012 che ha accolto il ricorso dell’erede di un contribuente che aveva richiesto un rimborso Irpef.

La vicenda. Il caso nasce dalla notifica di un avviso di accertamento per il recupero della maggior Irpef. L’uomo aveva presentato ricorso contro l’atto impositivo notificando il plico presso un ufficio dell’amministrazione finanziaria. Poi, con un atto interno, la competenza era passata a una nuova sede. Nel frattempo il contribuente era deceduto e gli eredi avevano proposto ricorso in Cassazione contro la decisione di merito che aveva sancito la nullità della notifica del plico formato dalla difesa, presso la vecchia sede. In particolare, la Ctr, giudicando sull’appello, rimetteva la causa alla Ctp sul rilievo che si era verificato un difetto di contraddittorio in primo grado. L’avviso di trattazione dell’udienza, infatti, era stato erroneamente comunicato a un ufficio diverso dell’agenzia delle entrate rispetto a quello competente.

Il ricorso in Cassazione. La Suprema corte nel decidere la questione pro-contribuente ha chiarito che il mutamento di competenza territoriale di un ufficio fiscale conseguente a un suo atto di riorganizzazione interna, è processualmente irrilevante in ragione del principio di buona fede oggettiva del contribuente. E, da ciò, deve farsi discendere che non dà luogo a violazione del contraddittorio di cui all’articolo 101 del Cpc la circostanza che la segreteria della commissione tributaria provinciale abbia comunicato l’avviso di trattazione di udienza e il dispositivo di sentenza a un’articolazione territoriale dell’Agenzia delle entrate diversa da quella cui spettava di stare in giudizio e che non si è costituita.

I precedenti. Il principio di affidamento del contribuente sancito dall’articolo 10 dello Statuto regola molti rapporti fra fisco e cittadini, plasmando, a volte, l’esito di una causa. Un altro esempio, oltre a quello precedente, è contenuto nella sentenza n. 15224 depositata a settembre di quest’anno. Decisione con la quale la Cassazione ha sancito che il contribuente non paga sanzioni e interessi se dalle verifiche precedenti è stato ritenuto erroneamente dall’ufficio la regolarità fiscale. Deve comunque corrispondere l’imposta evasa.

Insomma, la sezione tributaria ha dato ragione al contribuente sul fronte delle sanzioni e ragione all’amministrazione finanziaria, invece, sul versante della pretesa fiscale.

Insomma se da vecchie verifiche il cittadino o l’imprenditore è risultato a posto le Entrate non potranno più pretendere interessi e sanzioni ma soltanto la maggiore imposta non versata.

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