Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Fisco, ipotesi rottamazione delle liti

Rottamare le cause tributarie pendenti per abbattere un arretrato che pesa come un macigno. I processi pendenti sono infatti 468.839, per un valore di 32 miliardi di euro nel 2016. La proposta viene lanciata dal viceministro dell’Economia Luigi Casero, nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario in Cassazione, in risposta alla richiesta di «provvedimenti emergenziali » da parte del primo presidente di Cassazione, Giovanni Canzio. «Nell’ottica dell’abbattimento dell’arretrato — ha affermato Casero — stiamo pensando alla definizione delle liti pendenti basata sui principi della rottamazione delle cartelle esattoriali che possa consentire di abbattere il contenzioso pendente in tutti i gradi di giudizio». Il viceministro fa riferimento a un progetto di riforma che al momento è all’esame del Senato, e che però è ancora in corso di definizione. Tra le possibili novità l’istituzione di una sezione tributaria bis composta da 50 giudici ausiliari, ma anche l’aumento della soglia per la mediazione extragiudiziale delle piccole liti tributarie, che è attualmente di 20.000 euro, e passerebbe a 50.000. Un’ipotesi che trova molti consensi: già con il tetto attuale la mediazione ha abbattuto notevolmente il contenzioso, dei 114.000 procedimenti conclusi nel 2016 il 53% si è risolto in via stragiudiziale, senza arrivare alla Commissione tributaria, 60.000 giudizi evitati. Dal 2012 a oggi su 443.000 procedimenti di mediazione tributaria ben 242.000 si sono risolti senza andare in giudizio. I nuovi ricorsi calano di oltre il 20%: nel 2016 sono stati 85.000 contro i 107.000 dell’anno precedente.
Certo, il pregresso rimane. E il potenziamento delle commissioni tributarie annunciato dal viceministro Casero sarebbe sicuramente di grande aiuto: l’ipotesi trova ampio consenso tra gli interessati. Mentre minore consenso si riscontra sull’ipotesi della “rottamazione” delle liti pendenti, che farebbe pensare ad accordi che riducono di molto il dovuto da parte dei cittadini. Pur premettendo che si tratta «di scelte politiche e di governo. Noi faremo quello che ci dicono di fare», il direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi rileva che nei ricorsi presentati in Cassazione dai cittadini il Fisco vince «nove volte su dieci». In effetti per il 2016 solo il 9,1% dei ricorsi presentati dai cittadini si è concluso con una vittoria per i ricorrenti. Inoltre all’Erario va abbastanza bene anche nel caso in cui sia la stessa Agenzia delle Entrate a presentare il ricorso: in questo caso nel 2016 la percentuale di vittorie del contribuente è stata del 34,9%. Va anche considerato che le cause che arrivano in Cassazione sono prevalentemente di ingente valore: solo il 20% riguarda un importo inferiore a 20.000 euro, e un ulteriore 15,7% arriva a 51.645; per il resto il 34,9% riguarda contenziosi da 100.000 euro a un milione e il 10,5% cause di valore superiore a un milione. Cause che quindi non potrebbero essere risolte con una mediazione, ma che nella stragrande maggioranza si concludono con un significativo incasso per lo Stato. Una ragione che suggerisce di valutare con prudenza le ipotesi di “rottamazione”.

Rosaria Amato

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Nelle stesse ore in cui i contagi da coronavirus nel Regno Unito, in Spagna e la Francia crescono a ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Superato lo scoglio di referendum ed elezioni regionali il governo prova a stringere sulla riprivati...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In un contesto incertissimo per quanto riguarda le trattative tra Bruxelles e Londra su un futuro ac...

Oggi sulla stampa