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Fisco, il Tesoro difende Orlandi Ma Zanetti: serve un chiarimento

Il ministero dell’Economia, con una nota firmata dalla struttura di via XX settembre e non con la viva voce del ministro Pier Carlo Padoan, alla fine ha preso le difese della direttrice dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, che, invece, il sottosegretario di Scelta civica Enrico Zanetti (Economia) vorrebbe «dimissionare» dall’avamposto della lotta all’evasione fiscale. Il caso però non è chiuso. Perché il vice di Padoan ha chiesto al suo ministro e al presidente del Consiglio un «incontro dirimente e chiarificatore»: «Parlo come componente del governo ma sono convinto che la mia posizione sia assolutamente condivisa a Palazzo Chigi…».
Alla dottoressa Orlandi viene addebitato scarso entusiasmo sulle scelte del governo in materia di circolazione del contante: dal suo punto di vista, infatti, l’innalzamento del tetto a 3 mila euro rappresenta un ostacolo per gli accertamenti. Ma quello che ha fatto irritare di più il governo è un frase pronunciata dalla direttrice Orlandi a un convegno della Cgil: l’Agenzia delle Entrate, disse, «rischia di morire» sotto il peso del terremoto interno causato dagli 800 dirigenti degradati (con taglio dello stipendio) per effetto di una sentenza della Consulta.
Dopo giorni in cui il sottosegretario Zanetti ha continuato a chiedere le dimissioni della direttrice Orlandi — «perché le sue parole sono incompatibili con qualsiasi ipotesi di leale collaborazione con il governo che l’ha nominata» — è arrivata la nota del Mef: l’Agenzia delle Entrate ha «un ruolo cruciale« nella strategia del governo per la lotta all’evasione fiscale e «nel contesto di immutata stima del direttore Rossella Orlandi, questo ministero è impegnato nell’attività di rafforzamento organizzativo e operativo dell’Agenzia». Zanetti ha chiosato: quella autorizzata dal ministro Padoan «è una difesa d’ufficio» della dottoressa Orlandi.
Ora però il caso Orlandi si interseca anche con le dinamiche interne al Pd. Prima che il Mef diramasse la sua nota, l’ex capogruppo dem Roberto Speranza aveva parlato di «inaccettabile affondo del sottosegretario Zanetti contro l’Agenzia delle Entrate»: «È arrivato il momento che Padoan chiarisca qual è la posizione del governo su un tema così delicato» perché questo è un segnale che nell’esecutivo «c’è chi lavora per allargare le maglie della lotta all’evasione fiscale». Così il caso Orlandi ha il sapore di una rivincita sulla minoranza dem: «Speranza c’è, Sel c’è, Civati c’è, Fassina c’è… ho fatto imbestialire l’intera sinistra. Ora non ho più dubbi di esser nel giusto», si vanta il sottosegretario si Scelta civica. Invece il ministro Dario Franceschini (Beni culturali) fa un distinguo e si dichiara contrario alla soglia del contante a 3000 euro: «Non mi piace, l’ho detto in Consiglio dei ministri. Dopodiché mi sono adeguato alla maggioranza. Con Alfano abbiamo discusso più volte e questa volta ha vinto lui». Il ministro dell’Interno ringrazia: «È vero, ho vinto. Vigileremo perché la vecchia sinistra non ottenga passi indietro». Al Senato, sull’innalzamento dell’uso del contante non ci dovrebbero essere problemi di numeri. Anche perché il centrodestra non farà certo le barricate su questo.
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