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Fisco, il contraddittorio è k.o.

La comunicazione preventiva (rectius contraddittorio preventivo) in caso di omesso o ritardato pagamento di tributi, non è prevista a pena di nullità e l’art. 6, c. 5 legge n. 212/2000 richiede l’obbligo del contraddittorio preventivo solo in ipotesi di incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione. Questo il principio espresso dalla Corte di cassazione, sentenza 3 novembre 2015, n. 22445.

La Ctr della Campania, confermando la decisione di primo grado che aveva ritenuto legittima la cartella di pagamento emessa per la ripresa a tassazione di tributi Ires, Iva e Irap, oltre a interessi e sanzioni per l’anno 2007 nei confronti di una società, rilevava che ai fini della validità della cartella di pagamento non vi era la necessità di una previa comunicazione di un avviso di irregolarità ai sensi dell’art. 36-bis del dpr 600/1973, essendo tale comunicazione, anche ai sensi dell’art. 6 legge n. 212/2000, dovuta solo in ipotesi di incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione.

La sentenza si pone in contrasto con la più autorevole giurisprudenza interna e comunitaria. Anche la Corte costituzionale, assai recentemente (sentenza 7 luglio 2015, n. 132), non ha mancato di affermare l’obbligatorietà, del contraddittorio endoprocedimentale tout court, anche in assenza «di espressa previsione normativa». Nel caso di specie, la Suprema corte ponendo l’attenzione sull’assenza di una norma che preveda a pena di nullità l’omessa attivazione del contraddittorio preventivo, e richiamando l’art. 6, comma 5, legge n. 212/2000, non recepisce il principio di derivazione comunitaria, dell’obbligatoria fase di interlocuzione con l’amministrazione finanziaria ogniqualvolta venga emesso un atto potenzialmente lesivo la sfera patrimoniale del contribuente. A nulla rilevando la disposizione di cui all’art. 6, comma 5, legge n. 212/2000, data la preminenza del diritto eurounitario su quello interno. La precisazione della Corte, secondo cui la contribuente società «avrebbe dovuto specificatamente indicare quali parti della cartella integravano una rettifica non considerata dalla Ctr a da questa erroneamente considerata quale errore materiale», sull’onere probatorio, sembra non scalfire l’inderogabile principio.

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